ASCOLI PICENO – Il circolo di Legambiente di Ascoli Piceno interviene sulla vicenda dei presunti “lupi abnormi” che avrebbero azzannato un branco di pecore qualche notte fa a San Marco, uccidendone quattro. Lo fa attaccando la Coldiretti e  il suo presidente di zona Marco Ranelli, rei di aver creato falsi allarmismi e “bufale della disinformazione”.

Ad intervenire è lo scrittore e giornalista, firmatario del documento di Legambiente, Enzo Angelini, esperto in materia di lupi, il quale afferma di “essere sobbalzato” quando ha letto sulla stampa locale il comunicato della Coldiretti che parlava di “lupi di dimensioni abnormi”, dimostrato da foto delle “impronte scattate insieme al veterinario Asur” per spiegare che “non si tratta di specie autoctone che qui sono scomparse da almeno cento anni”, ma varietà probabilmente “provenienti dall’Est Europa“, causa un non meglio precisato “qualcuno”, che li “ha voluto reintrodurre”; proponendo infine di “recintare i parchi uso giardinetti” .

Angelini sostiene che perfino il citato veterinario dell’Asur avrebbe smentito quanto riportato sul tipo di specie, asserendo invece che si è trattato della comune razza di “lupi appenninici”.
Per Angelinil, quelle di Ranelli sono “fandonie riciclate per l’uso”. E lo scopo sarebbe quello di ottenere fondi pubblici, giocando sulla suggestione della gente. “Paure su cui si costruiscono fortune elettorali e, in questo caso, si batte cassa – afferma Angelini – soldi per lupi, cinghiali e chi più ne ha più ne metta. Senza mai informare che i cinghiali (questi sì europei) sono stati rilasciati negli anni ’80 dalle province per volontà delle associazioni venatorie che non hanno mai pagato dazio. E che i lupi stanno lentamente aumentando (sono ancora a rischio estinzione) grazie alla protezione partita dagli anni ’70 e ai cinghiali che costituiscono l’85% della loro alimentazione di cui controllano il numero. E che in tutta Italia la popolazione dei lupi – continua – é stimata in circa 1.000 unità, mentre i cani rinselvatichiti arrivano a circa 800 mila randagi che sono responsabili dell’80% degli attacchi al bestiame domestico (fonte Asl Rieti) e capita anche uccidano persone perché, a differenza dei lupi, non ne hanno paura”.

Il problema, secondo Angelini, starebbe nella inadeguata protezione del gregge. “I recinti elettrificati – spiega – sono inadatti perché si piegano alla pressione del gregge che, impaurito, si ammassa dalla parte opposta il predatore e fuoriesce, come successo a Colle San Marco. Ci vorrebbero quelli rigidi d’alluminio ad incastro che sono invalicabili e la guardiania notturna, si risparmierebbe molto sui circa 284 mila euro nel 2009 rimborso della regione per danni di predatori”.

Per quello che riguarda la questione della “reintroduzione”, non ci sono dubbi che “non esistono allevamenti di lupi, e che i carnivori in cattività nutriti artificialmente da zoo e simili non vengono reintrodotti in natura perché morirebbero: non riuscirebbero a catturare prede”.

Per Angelini insomma si tratta di leggende, paesane o metropolitane, dalla “vipere rilasciate in sacchetti nel parco degli Abbruzzi” ai coccodrilli delle fogne di New York, “dicerie raccontate come “vere”, basate su paure del “diverso”, di volta in volta: zingaro, romeno e, nel campo animale, lupi “abnormi”.
“Meglio prendersela con lupi “alieni” che con governi e politici infinitamente più feroci ed agguerriti che hanno mandato in malora pastorizia ed agricoltura. – conclude Angelini – Si sa: lupi e cinghiali non hanno uffici stampa e non votano. Così si danno baggianate in pasto al pubblico o, per meglio dire, la Coldiretti picena lascia pascolare le bufale della disinformazione”.

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