SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Qualche giorno fa avevamo titolato un articolo “Sorpresa: è tornato il Cinema delle Palme”. Sembrava che l’apertura fosse definitiva.

Khumar Anil, ex gestore del bar ci risultava avesse deciso di rilevare lo stabile, da sempre di proprietà del Dopolavoro Ferroviario, e riprendere la programmazione del cinema. Inutili sono stati gli entusiasmi dei cittadini e gli apprezzamenti dell’assessore alla Cultura, Margherita Sorge. Oggi scopriamo che non è così. Luciano Londrillo, presidente del Dopolavoro Ferroviario ci ha inviato una lettera per spiegare la realtà dei fatti.

Ecco di seguito il contenuto:

“Nel mese di Aprile dell’anno corrente, la società Audax che gestiva il cinema in oggetto, in parte per la grave crisi del settore ed in parte per la nuova concorrenza costituita dall’apertura del nuovo Palariviera Multiplex, decideva di cessare la programmazione cinematografica.

Nei mesi successivi nessun imprenditore del settore si è proposto per rilevare l’attività e tutti i tentativi intrapresi con l’Amministrazione Comunale per la riapertura del cinema, nonostante l’impegno profuso da ambo le parti, non hanno sortito esito positivo.

L’opportunità si è concretizzata recentemente con un’offerta di acquisto, pienamente soddisfacente per la proprietà e tutt’oggi valida ad ogni effetto di legge.

In considerazione dei tempi non facilmente quantificabili per la conclusione di tale operazione e per mantenere una custodia efficace del fabbricato recentemente oggetto di un furto di importanti attrezzature tecniche, il direttivo del Dopolavoro, in accordo con l’imprenditore impegnato nell’acquisto dell’immobile , ha deciso di effettuare una riapertura temporanea del cinema concedendo in comodato d’uso i locali per un periodo limitato nel tempo e con l’obbligo della restituzione immediata degli stessi, con un semplice preavviso di trenta giorni.

Pertanto si ribadisce, alfine di non ingenerare false aspettative nella cittadinanza, che l’apertura del cinematografo ha carattere assolutamente provvisorio per una struttura che non è più competitiva con gli standard qualitativi della concorrenza e quindi non è in grado di offrire un pubblico servizio adeguato alla funzione preposta.”.

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