Da Riviera Oggi numero 849 in edicola

“Non c’è stato nessun blitz per l’approvazione della megavariante, ma siamo pronti al confronto con tutta la città per stabilire nello specifico cosa realizzare assieme”: Paolo Canducci, assessore all’Ambiente di San Benedetto, sembra tentare di trovare una terza via tra l’aspra contrapposizione tra giunta e oppositori della megavariante, e nel contempo, però, chiama ad una responsabilizzazione anche il centrodestra cittadino.

“Loro sono alla finestra, non esprimono opinioni chiare, eppure ne hanno il dovere. Ci devono dire cosa farebbero al nostro posto, e devono farlo in Consiglio Comunale, col nuovo capogruppo, Gabrielli. Perché non possiamo permetterci salti nel buio con una eventuale alternanza”.

Cosa ne sarà della zona collinare, tra la Statale 16 e l’autostrada?
“Le aree sono quelle stabilite nel dicembre 2009, nonostante una delibera di giunta che poi abbiamo dovuto abbandonare a causa di eventuali ricorsi. Noi ci auguriamo che le proposte consentano appunto quel ‘dialogo competitivo’ con le imprese, in modo da preservare la collina al di là dei vincoli che già esistono”.

Quali sono i tempi?
“Le proposte devono pervenire entro il 16 dicembre, dopo di che si apre una discussione che spero ampia in tutta la città. Ci accusano di rifiutare la partecipazione, e invece cerchiamo proprio condivisione. Certo, sulle priorità c’è stata una nostra decisione, ma guai a parlare di blitz”.

Ma come si è giunti alle quattro priorità: parco urbano a Brancadoro, riqualificazione Ballarin, stazione elettrica in via Piemonte, nuova piscina e area da acquistare per la Grande Opera della Fondazione Carisap?
“Due di queste erano state già identificate dalla maggioranza. Nel 2007 abbiamo votato – assieme a Rifondazione all’epoca, e con Libero Cipolloni e Reno Menzietti – lo schema direttore, dove i punti fondamentali erano lo spostamento della stazione elettrica di via Piemonte e il parco in zona Brancadoro. Nel tempo si sono aggiunti due elementi: il Ballarin, acquistato dal Comune, e la nuova piscina”.

Perché proprio la nuova piscina? E’ così urgente?
“L’attuale non è a norma e la Regione ci obbliga di ristrutturarla per un costo di oltre un milione di euro. Tutti gli impianti sportivi sono stati messi a norma durante il nostro mandato, sia con intervento pubblico che con partecipazione privata, per arrivare al capolavoro di Spina con lo stadio. Una nuova piscina serve per ospitare nuoto a certi livelli. Ricordiamo che per il turismo, negli ultimi tempi e grazie ai nostri lavori, abbiamo avuto gli Europei di pattinaggio, europei e mondiali di lancio del peso. Ci auguriamo che la piscina venga individuata in un’area di viale dello Sport, e questo sarà un elemento di contrattazione coi privati”.

Altra critica: come mai nessuno ha individuato cosa realizzare con i dieci milioni della Fondazione Carisap? Come si può barattare nuove costruzioni con qualcosa che non si conosce?
“Il punto è che non dipende da noi, e anche a Grottammare hanno questo problema. Avevamo proposto inizialmente un acquario in area Ballarin, ma il presidente Marini Marini ha detto no, anche se la nostra proposta non è mai stata formalizzata. La Fondazione pagherà l’opera, ma non si accollerà i costi di gestione: c’è quindi la difficoltà di individuare l’utilità di questa opera. Abbiamo però ovviato a questo problema così: nel caso non si dia seguito alla grande opera, l’area di 15 mila metri quadrati resterà al Comune per un parco urbano”.

E veniamo al Ballarin: anche qui si parla genericamente di “riqualificazione”, ma non vi sono progetti. Si potrebbe andare da un mero abbattimento ad un’opera faraonica, chi può saperlo?
“Ma è volutamente non previsto, proprio perché sul “cosa” vogliamo discutere coi cittadini e coi quartieri, oltre che col Comune di Grottammare. Ci si contesta di non far partecipare, e poi, quando invece evitiamo di decidere a scatola chiusa, ci si chiede di non decidere. Non siamo superficiali come si vuole fare credere: ad esempio c’è il progetto del Comitato Ballarin, ce ne saranno altri: discutiamo insieme”.

Ma fra pochi mesi si va a votare: non c’è il rischio che poi altri si comportino diversamente da ciò che voi ora dichiarate?
“Per questo occorre unità di vedute. Ci tengo a precisare che, pur in opposizione a Rifondazione e Sel, valuto la loro posizione corretta. Così come ho profondo rispetto per coloro che sono nel comitato referendario, per storia personale e perché il confronto serio è sempre positivo. Altro, invece, (non) sta facendo il Pdl…”

Voi Verdi siete accusati di tornare ai Prusst di Perazzoli, da voi avversati.
“E allora vediamo i numeri: con la megavariante diamo la possibilità di edificare 300 mila metri cubi in una grande area, da Brancadoro ai confini con la Sentina, dalla ferrovia fino all’A14, con l’obbligo che il 70% di quest’area non venga però edificata. Inoltre le opere a favore del Comune devono essere realizzate in tre anni. I Prusst di Perazzoli, invece, prevedevano, tra l’altro, undici palazzine tra gli 8 e i 10 piani in area Brancadoro, tutto deciso in tre mesi e senza assemblee… mentre Bellagamba e il centrodestra ne prevedevano 188 mila soltanto in quell’area, che noi salvaguardiamo”.

“Sì, in qualche caso anche insulti. Io dico due cose: la prima, è che la verità sta nel mezzo, che forse abbiamo commesso qualche errore. La seconda: che nulla è perduto. Che dobbiamo ancora decidere tutto”.

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