SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Comitato piazza Kolbe, i cittadini tornano all’attacco del Comune e del piano di recupero urbano che prevede la demolizione dell’immobile fatiscente della ex fornace Cerboni, l’incremento della volumetria già concessa da anni all’impresa Sipa in un proprio terreno adiacente e la cessione al Comune di 400 metri quadri per la nuova sede della Polizia Municipale. Mercoledì la commissione consiliare urbanistica convocata dal presidente Luca Vignoli proprio per permettere il confronto con i cittadini si è risolto in un confronto a metà. Come definire altrimenti un dibattito in cui si pongono domande e non si attendono le risposte? Già, al momento dei chiarimenti tecnici da parte degli ingegneri comunali infatti l’intero gruppo dei residenti si è alzato in massa uscendo dall’aula e dal Comune.

Comunque sono queste le prese di posizione del comitato, affidate all’eloquio dell’avvocato Mauro Calvaresi, ex vicesindaco perazzoliano, oggi portavoce del comitato in quanto residente in quella zona.

“Dopo l’assemblea organizzata dal comitato di quartiere il confronto con il Comune non è affatto proseguito, anzi dal sindaco sono giunte dichiarazioni che hanno soltanto alimentato la tensione. Abbiamo consultato dei tecnici e ci hanno confortato nel pensiero che il progetto sia illegittimo. Si basa infatti su un piano di recupero urbano che risale al 1988, prima dell’approvazione del piano regolatore, quindi è decaduto”. Dal Comune invece si rimarca l’esatto contrario.

“Secondo i maggiori interpreti – ha proseguito Calvaresi – questo piano non esiste più per decorrenza dei termini, la legge che prevede questo tipo di piani dice anche che essi devono essere previsti nel piano regolatore, e nel Prg i due edifici non sono classificati come edifici in zona di recupero ma sono in una zona più ampia di completamento. Come si fa a dire che sono inseriti in una zona di recupero? La seconda questione è che qui ci guadagnano tutti tranne che i residenti, che quando hanno acquistato casa hanno pagato aree e servizi che ora diventano aree edificabili”.

Il Comune ribatte che i parcheggi non si perdono, anzi aumenterebbero, pur se dislocati diversamente. Che le due aiuole sono urbanisticamente zone di completamento quindi ci si può edificare: comunque verrebbero soltanto spostate. Sul restringimento della corsia di accesso dalla Statale Adriatica (passa da undici a otto metri di larghezza) il sindaco Gaspari ha detto che si può ragionare su un allargamento, pur se il restringimento (scusate il bisticcio) ha avuto l’ok relativo alla sicurezza da parte della Polizia Municipale.

L’altro esponente del comitato Giovanni Piergallini ha parlato di “sede dei Vigili Urbani che può rimanere dove sta” e ha definito “inconcepibile” il restringimento della carreggiata di accesso alla zona. “Se nascerà il parco pubblico nel terreno ex Cerboni, si è pensato a dove far parcheggiare le auto di coloro che si recheranno al parco?”.

Momenti di tensione e polemica quando l’avvocato Calvaresi ha parlato di “Vigili Urbani mandati a fare multe a raffica alle auto parcheggiate su input di qualcuno che siede in questo recinto”. Risposta piccata di Gaspari che ha parlato di “recinto come luogo dove si rinchiudono gli animali, mentre il consiglio comunale è luogo di democrazia, quindi evitiamo queste brutte affermazioni”. Calvaresi per tutta risposta ha citato l’ammissione da parte del presidente del consiglio comunale Giulietta Capriotti (abita anche lei in zona Kolbe). Capriotti che poi in serata a Rivieraoggi.it afferma: “Certo che ho chiamato io i Vigili, mio marito non riusciva a uscire con la sua auto. Sapete, lui lavora in ospedale. Chi avrei dovuto chiamare, la Protezione Civile?”.

Il sindaco Gaspari, annunciando la convocazione di un’altra assemblea pubblica, ha citato le petizioni di persone che segnalavano degrado e attività illecite all’ombra dell’edificio fatiscente: “Possiamo discutere sui dettagli tecnici come la corsia d’ingresso, ma se per voi il piano è illegittimo io non posso che rispondere che noi la pensiamo esattamente al contrario perchè per i nostri uffici e per i loro responsabili è tutto legittimo. Perciò intraprendete pure la strada che ritenete opportuna”.

L’ingegnere comunale Germano Polidori, infine, aveva appena dato fiato alla sua risposta che il comitato ha preso, si è alzato in perfetta sincronia e ha abbandonato l’aula. Si parva licet componere magnis, all’Aventino dei contestatori è seguita la risposta di Polidori: “L’attuale dotazione di parcheggi consentirebbe di non mettere a disposizione un metro quadro di parcheggi aggiuntivi per quelle potenzialità edificatorie, ma il totale dei posti comunque si incrementa in base alla nuova destinazione direzionale dell’edificio. Prima la Sipa aveva il permesso per costruire un residenziale, infatti, che necessita di minori parcheggi. Ai parcheggi che verranno spostati nel tratto adiacente alla Statale si aggiungono poi i parcheggi privati di uso pubblico sia intorno al lotto che nell’interrato. I distacchi del nuovo edificio da quelli esistenti poi sono abbondantemente superiori ai limite previsti dalla legge”.

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