ROMA – “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”: questo è il testo di modifica alla Costituzione italiana proposto da Stefano Rodotà durante l’Internet governance forum (Igf) Italia 2010 in corso a Roma il 29 e il 30 novembre.

Il professore parla del diritto ad Internet e si dichiara preoccupato per la regressione della cultura dei diritti che si sta registrando in Italia. Fa alcuni esempi in tal senso: “La modifica all’articolo 1 del Codice sulla privacy del 2003, dopo la quale tutti i dipendenti pubblici hanno perduto la loro riservatezza; dal 1° febbraio, in contrasto con gli orientamenti europei, tutti noi potremmo essere bombardati da pubblicità a meno che ciascuno di noi non si iscriva ad un fantomatico registro del quale non si hanno ancora notizie. Da consumatori a consumati. Si osserva una cultura proibizionista, tendenzialmente escludente e sostanzialmente orientata al controllo. Berlusconi usa Internet come fosse una televisione, per mandare dei messaggi, in modalità top-down (il contrario dello spirito del forum, ndr). Il caso Wikileaks non dovrebbe essere una sorpresa, si sapeva che prima o poi il fenomeno sarebbe dovuto sbocciare. Ma questo, per la classe politica al Governo, può comportare una serie di logiche di controllo della rete, alcune non necessarie”.

La situazione può essere cambiata grazie ad una consapevolezza istituzionale. “Servono alcune regole di rilevanza costituzionale, per questo ho provato ad abbozzare un ipotetico articolo 21 bis della Costituzione italiana. La proposta verrà portata nel Parlamento italiano” spiega Rodotà.

Esiste un sito web (sponsorizzato dalla rivista Wired) dove poter apporre firme a sostegno dell’iniziativa lanciata da Stefano Rodotà: www.internetcostituzione.it.

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