SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E se invece stessimo discutendo, referendando, disquisendo, in qualche caso persino affrontandoci a muso duro (parliamo della cittadinanza tutta sambenedettese, senza distinzioni di colori) sul nulla? Megavariante dei sogni e degli incubi, anzi, (mega)variante, come la chiama, senza parentesi – che, però, ci vuole – il consigliere del Pd Fabio Urbinati.

Se insomma alla data del 16 dicembre, termine ultimo per la presentazione della proposta di progetto per il bando di “dialogo competitivo” (politically correct, oh yeah), non vi fosse nessun privato al protocollo del Comune di San Benedetto?

E’ una ipotesi tra le quattro (le altre: partecipazione di un solo gruppo; partecipazione di diversi privati; e, a latere, partecipazione dei privati per una volumetria inferiore ai 300 mila complessivi, con decurtazione, però, delle opere da realizzare a favore del Comune).

E perché, allora, riflettere anche su questa? Ci sono diversi elementi: il primo, è che le imprese costruttrici potrebbero valutare come troppo oneroso (relativamente troppo oneroso, aggiungiamo) le richieste contenute nel bando. Ovvero, limite di 300 mila metri cubi per la volumetria; realizzazione delle opere comunali entro tre anni; dedica del 10% della volumetria ad edilizia a prezzi “calmierati”. Facciamo i conti della serva, ma con l’ampia possibilità di errare che è dovuta ad una previsione: si tratta di 100 mila metri quadrati, per 300 milioni di fatturato. Meno gli oneri di urbanizzazione. Meno gli standard urbanistici da realizzare. Meno i costi (15 milioni? 20?) per le opere comunali. Restando larghi, diciamo dagli 70 ai 100 milioni di utile. Una grande cifra.

Ma non così tanto quanto possibile se questi limiti venissero meno.

Perché fra qualche mese si vota, e se una nuova maggioranza (o anche la stessa maggioranza che sorregge Gaspari, rimodulata dal voto) dovesse uscire dalle urne, una (mega)variante andata a vuoto significherebbe un nuovo processo urbanistico.
Per questo è il caso che tutte le forze politiche, Comitato Prg a Crescita Zero compreso, inizino ad esprimere loro valutazioni e, soprattutto, senza parlare in politichese, ma in numeri: massime volumetrie da concedere, localizzazioni di eventuali nuove costruzioni. Sempre che si voglia procedere alla contrattazione tra opere e edificazione. Perché chi fa sbaglia, ma spesso, e specie in urbanistica, se si sbaglia si sbaglia per sempre, ed è meglio non fare che fare male. Oltretutto nel 2010.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 490 volte, 1 oggi)