Sulle primarie al secondo turno ci siamo espressi criticamente nella scorsa settimana: sono rischiose per chi le attua, e la breve storia di questo strumento in Italia lo conferma. Abbiamo deciso di tornare sulla questione proprio con Paolo Canducci, assessore all’Ambiente dei Verdi al Comune di San Benedetto, che ha deciso di candidarsi nel centrosinistra cittadino.
Sul prossimo numero del settimanale Riviera Oggi, in edicola da martedì 30 novembre, una ampia intervista a Canducci in merito alla megavariante.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Ci sono due motivi per i quali ho deciso, assieme al partito, di candidarmi alle elezioni primarie del centrosinistra cittadino: e sono la possibilità di costruire una lista unica dei partiti attualmente al governo e quello di dare vita ad un nuovo patto cittadino, sulla scorta delle esperienze delle Fondazioni Comunità già avviate in Europa e in Italia”: così Paolo Canducci, assessore all’Ambiente dei Verdi, spiega le motivazioni della sua candidatura alle primarie, pur nel “secondo mandato”.

“Mai avremmo deciso, pur seguendo la linea del partito a tutti i livelli, di partecipare alle primarie se il sindaco Gaspari non lo avesse annunciato – spiega Canducci – E non siamo in contrasto con lui, non si tratta di fare delle puntualizzazioni sull’operato, perché è stato condiviso, e perché ho stima di Giovanni dal punto di vista umano, politico, e dell’onestà. Quello che avevo da dire sui vari punti, l’ho detto negli incontri di maggioranza, se era il caso”.

Allora perché porsi in alternativa?
“Facciamo chiarezza: a livello giornalistico le primarie in Italia sono state rappresentate sempre come sfide personali, raramente sui contenuti. Io concorro per vincere, e spero che anche altri esponenti di altri partiti, o della società civile, vogliano partecipare. Sono conscio della difficoltà della vittoria ma anche se non ci riuscissi, le primarie consentono anche a noi Verdi di portare nella discussione cittadina alcuni elementi che altrimenti rischierebbero di restare limitati al nostro partito. Ecco perché, se invece questi aspetti saranno da tutti raccolti, noi potremo dirci vincenti al di là del risultato specifico”.

Veniamo ai temi: cosa si intende con le Fondazioni Comunità?
“E’ un superamento dell’Agenda 21, che era un grande processo decisionale. Faccio alcuni esempi: per i Servizi Sociali, gli enti locali faticano notevolmente a coprire tutte le richieste. Occorrerebbe costituire una Fondazione Comunità dove, assieme ai Comuni, partecipano le Fondazioni bancarie, e le associazioni sociali che già operano nel territorio. In questo momento tutti operano separatamente: invece creare una grande sinergia tra tutte le risorse e competenze, intercettando anche le imprese private, sarebbe un grande salto di qualità. E’ impossibile pensare che gli enti locali possano individuare i punti di intervento e soddisfare le richieste da soli. Viviamo in un’altra epoca”.

Le Fondazioni comunità valgono soltanto per il settore sociale?
“No. Faccio un esempio economico a San Benedetto: saremmo in grado di realizzare il nuovo lungomare? Magari vendendo le quote del Centro Agroalimentare, arriveremmo a 7-8 milioni di euro. Potremmo parlare con l’associazione albergatori, e stabilire che, magari nella zona dell’ex Camping, compartecipino alla riqualificazione per una certa somma da stabilire. Lo stesso con gli stabilimenti balneari magari per un tratto con orto botanico. E poi con le associazioni di commercianti. Ci tengo a ribadire: tutti, sia chi ha già avuto il suo tratto riqualificato, e chi aspetta. Altrimenti sarà difficile muoversi”.

Hai parlato anche di una lista unica: eppure la forza di molti schieramenti è quella di presentare numerosi candidati, per intercettare il voto di amici e parenti…
“Ed è proprio questo il discorso che voglio rompere. Io credo che i partiti attualmente alleati, Pd-Verdi-Idv-Socialisti debbano avere il coraggio di affrontare il futuro in maniera diversa: in questi anni abbiamo assistito ad una frammentazione della precedente coalizione, alcuni per motivi politici, altri per motivi personalistici. Bisogna evitare tutto ciò e la lista unica è l’espediente. Pensiamo alla forza che potrà avere candidare 24 persone di notevole spessore, tutte unite sotto un unico simbolo, naturalmente in rappresentanza proporzionale della forza dei partiti che la compongono. Poi questa lista potrà appoggiarsi a Sel o Udc o liste civiche che vorranno allearsi. A Sel dico che a livello nazionale si propongono come forza di governo, a livello locale, se puntano a far perdere il centrosinistra, lo dicano chiaramente”.

E cosa ne penserebbero gli altri partiti, secondo te?
“Io dico che c’è una critica feroce agli ultimi tre sindaci e tre consigli comunali. Parlo di Perazzoli, Martinelli e Gaspari. C’è qualcosa che non funziona nel rapporto tra governati e governanti, e la lista unica è una soluzione alla frammentazione e alla personalizzazione. Possibile siano stati tre insuccessi e in Consiglio Comunale ci siano stati novanta incapaci?”

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