SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La lettrice Alessandra Palmieri ci scrive per stigmatizzare alcuni commenti all’articolo in cui si dava conto del fatto che la Regione Marche non intende ospitare rifiuti provenienti dalla Campania. Ecco le sue riflessioni pubblicate integralmente, le riteniamo utili al dibattito.

“Gentile Direttore,
mi permetto di intervenire nel dibattito legato all’emergenza dei rifiuti campani, dopo aver letto con un certo sgomento i commenti in coda all’articolo riguardante l’indisponibilità dell’assessore Donati rispetto all’ipotesi di smaltimento di tali rifiuti nelle Marche. La decisione politica in sè può essere pienamente giustificata e non mi permetto certo di sindacare in materia, ma ciò che mi spinge a scriverLe è il senso di rabbia e indignazione che hanno suscitato in me i commenti dei lettori, che non saprei come definire se non razzisti.
Razzista è, secondo la definizione del vocabolario Zingarelli, “chi mostra un atteggiamento di disprezzo o intolleranza verso determinati individui o gruppi”. E ritenere che i Napoletani siano sporchi e inetti a causa del loro essere napoletani come può definirsi, se non razzismo?
Pur essendo abruzzese, ho vissuto per oltre trent’ anni a Napoli e ritengo, quindi, di avere quel minimo di esperienza diretta che mi permette di esprimere un parere non legato a pregiudizi, come sembrano invece fare alcuni lettori.
La gestione dei rifiuti a Napoli e in alcune aree della provincia è indubbiamente allo sfascio, ma questo non dipende certo dalla “sporcizia congenita” dei suoi abitanti. Infatti in alcuni Comuni vesuviani e in altre zone della Campania la raccolta differenziata è da anni oltre il 70%, segno evidente del fatto che la pulizia del territorio dipende innanzitutto dalla qualità delle Amministrazioni locali.
All’elegante signore che invitava i napoletani a pagare le tasse, poi, vorrei far presente che la Tarsu che i napoletani pagano è tra le più care d’Italia e il fatto che un’altissima percentuale di cittadini continui a pagarla, a fronte della quasi totale assenza del servizio erogato, dimostra un grado di responsabilità ed educazione civica a mio parere più elevato di quello di tante popolazioni del nord Italia e di tanti politici che minacciano scioperi fiscali ad ogni occasione.
E infine mi permetta un’ultima considerazione. A Lei San Benedetto e i sambenedettesi sembrano un modello di pulizia? A me, francamente, no!
Ho la disgrazia di abitare in via Carducci, una strada nel pieno centro della città, che va sempre più somigliando ad una discarica. Infatti non c’è giorno in cui alcuni pulitissimi concittadini dimentichino di abbandonare – vicino agli unici cassonetti rimasti in questa zona del centro – frigoriferi, lavatrici, materassi, mobili vecchi, sacchi di spazzatura di ogni tipo, per non parlare della bella abitudine di lasciare la spazzatura nei punti di sosta delle Gabbianelle, quando le Gabbianelle non ci sono…o ancora portare i propri cani a liberarsi vescica e intestino davanti ai nostri portoni.
Ogni giorno nel cassonetto dell’umido vedo almeno due o tre sacchetti di plastica, ogni giorno trovo i marciapiedi (dove ci sono…) sporchi di cartacce, cicche di sigarette e bottigliette di plastica… e potrei andare avanti a lungo parlando solo della mia personale esperienza in un limitatissimo settore della città.
Con questo non voglio certo dire che i sambenedettesi in genere sono sporchi, ma semplicemente che una certa percentuale di cittadini italiani manca del più elementare senso civico. Diciamo per ipotesi che questa percentuale sia il 10%. Nel centro di San Benedetto (che ha circa 5.000 abitanti) gli ‘zozzoni’ sarebbero quindi 500. A Napoli (che ha 1.000.000 di abitanti), invece, sarebbero 100.000, quanto basta per fare un danno molto più evidente di quello fatto da 500 persone. La mia teoria non convincerà certo tutti, ma basta pensare alle condizioni in cui si risveglia la città dopo ogni Notte Bianca per capire che le persone scostumate non sono appannaggio esclusivo della Campania.
Mi chiedo, allora, che senso ha che gli Italiani – distinguendosi in categorie ‘etico-geografiche’ – si insultino fra loro, considerandosi ognuno portatore di tutte le virtù, mentre quello sporco e cattivo è sempre l’altro? L’unica cosa che abbia un senso, a mio parere, è che ciascuno si impegni al massimo nel proprio ambito umano e lavorativo, nel proprio quartiere, nella propria vita, per essere un modello di cittadino e che pretenda sempre dai propri amministratori lo stesso impegno, senza delegare a qualcun altro le responsabilità. Prima o poi anche il più industrioso e solerte degli uomini può aver bisogno di un aiuto amico, come hanno dovuto drammaticamente ricordare i Veneti dopo le alluvioni che li hanno messi in ginocchio. Perciò inviterei tutti a fare il proprio dovere al meglio con umiltà e a lasciare i giudizi universali al Padre Eterno.
Mi scusi per lo sfogo e grazie per l’attenzione”.

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