SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo da Fabio Urbinati, consigliere comunale del Partito Democratico, in risposta alle dichiarazioni del consigliere del Pdl Bruno Gabrielli e alla mozione che sarà discussa al prossimo Consiglio Comunale.

Ormai da due anni, durante le  sedute del Consiglio comunale, spesso i consiglieri del Pdl  affermano di essere i rappresentanti del Governo a livello locale. Dev’essere in questa veste prefettizia auto-attribuitasi che oggi  imitano l’esempio fornito in precedenza dal capo del Governo medesimo: censura nei confronti di Francesco Tranquilli e del suo “Black Out”, piccolo riflesso della ben più lodevole epurazione di Enzo Biagi, Marco Travaglio e Daniele Luttazzi.

E come nell’altro famoso ventennio, anche in questo si tutela la gioventù dai cattivi esempi, come la perfida finzione teatrale. E la si invita a volgere occhi e orecchi all’arte del “bunga bunga”, nuovo successo mondiale per l’Italia e il suo prestigio. Un vecchio detto popolare nostrano dice che “la cera si consuma e la processione (in questo caso il Paese) non cammina”, per dire che il tempo passa e il centrodestra non affronta alcun problema serio del nostro Paese. Salvo, naturalmente, consigliare alle donne, anzi alle femmine, la carriera di velina o di moglie-di-miliardario (finché divorzio non vi separi, nel caso in cui il marito in questione non frequenti minorenni).

Così anche a San Benedetto abbiamo qualcuno che ci dice quale spettacolo è lecito seguire e quale è vietato: come nella migliore tradizione oscurantista, e molto in contrasto con la “libertà” che compare nel marchio di fabbrica di certi partiti, peraltro in fase di liquidazione fallimentare. “Black Out” è nella lista nera del centrodestra, pullulante di critici teatrali che per far prima non consigliano ma impongono, vietano l’arte degenerata, e chiudono gli occhi ai potenziali spettatori, come hanno fatto molti di loro per primi, disertando entrambe le repliche dello spettacolo, per meglio giudicare, e con maggior freddezza. “Black Out” è stato un successo unanime di critica e di pubblico, tranne un’unica voce.

Per quanto mi riguarda non ho ancora avuto la fortuna di assistere a “Black Out”, ma ogni volta che sento critiche verso la cosiddetta “cultura immorale”, umilmente mi risuonano nelle orecchie i versi di Oscar Wilde riferiti ai libri ma che possono benissimo rappresentare uno spettacolo teatrale: “I libri che gli uomini chiamano immorali sono semplicemente libri che mostrano al mondo la sua vergogna”.

Chi e cosa può mostrare al mondo le sue contraddizioni più dell’arte? Nel frattempo in Consiglio comunale dovrò perdere tempo a discutere una mozione che non risponde a nessuno dei problemi più urgenti della comunità locale. Di cosa dovremmo discutere? Sono ansioso di conoscere le ragioni di chi secondo me si è fatto un clamoroso autogol!.

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