SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nei giorni scorsi si è parlato molto delle attività chirurgiche presso l’ospedale civile “Madonna del Soccorso” e dei timori da parte dei medici di una riduzione del budget per gli interventi operatori. Il direttore dell’ospedale Antonio Maria Novelli ha parlato di “correttivi” e non di “tagli significativi” dicendo che “non c’è alcun rischio di chiusura delle sale operatorie”.

Per la Cgil Funzione Pubblica e il suo segretario Francesco Neroni “non risulta un calo di attività chirurgica che giustifica la riduzione delle sedute operatorie programmate per le prossime settimane, per di più in presenza anche di una drastica riduzione dell’attività operatoria della vicina zona 13 di Ascoli (questa si che è una strategia di area vasta). È assolutamente inconcepibile che a fronte di una attività chirurgica da soddisfare si riducano le sedute operatorie per carenza di anestesisti, dopo aver potenziato l’organico in maniera consistente negli ultimi anni, costringendo i cittadini a rivolgersi ad altre strutture extra zonali e private)”. L’invito del sindacato, mediante una lettera al direttore Novelli, è quello di privilegiare l’attività operatoria, perchè incide virtuosamente sulla mobilità attiva extraregionale, rispetto alle doppie guardie interne nei turni notturni. E poi c’è un monito polemico: “A meno che non ci sia dietro queste scelte la volontà di ridurre l’attività delle strutture pubbliche, con evidenti vantaggi per le strutture private”.

Generazione Italia interviene nel dibattito con una nota firmata dal responsabile locale dei “finiani”, Benito Rossi: “Un brutto fine anno che rischia seriamente di compromettere l’inizio 2011. La Regione insiste sulla politica dei tagli senza assumersi la responsabilità di scelte politiche sanitarie. La terapia del contenimento della spesa è la vera responsabile dello stato attuale di gestione presso la zona 12, contestualmente alla mancata valorizzazione delle figure professionali che invece hanno scelto altri lidi mentre altre sono state messe da parte all’interno della struttura stessa. Tutto ciò comporta il continuo declino della struttura ospedaliera, della qualità dei servizi interni e sul territorio, della mobilità passiva, della disaffezione da parte di operatori ed utenti. E’ chiaro che il centrosinistra intende affidarsi alla sanità privata. Si continua – prosegue Rossi – a procedere male con servizi al cittadino senza avere una guardia attiva radiologica 24 ore su 24, senza avere ambulatori specialistici a disposizione permanente per il pronto soccorso, senza avere in via permanente un terzo ambulatorio per il pronto soccorso, senza avere un secondo punto di emergenza territoriale, perchè il centro sinistra dice che costa troppo, mentre la seconda potes è presente in tutti i territori sanitari circostanti di Fermo, Ascoli, Pesaro ed Ancona”. Poi si invitano i consiglieri regionali eletti nel territorio a non tacere.

Da parte della Regione, però, arriva un comunicato “trionfalistico” nel quale si citano i tagli finanziari dallo Stato. Come interpretarlo? Come un ulteriore avallo ai tagli alla spesa nel Piceno? Speriamo di no, non ce lo meritiamo. Scrive la Regione:
“Livelli di qualità del servizio superiori alle Regioni più virtuose e maggiore efficienza della spesa: grazie a questi due indicatori certificati, la sanità delle Marche registra le migliori performance in Italia. Non lo dice la Regione, bensì, ancora una volta, un’indagine nazionale. Questi dati confermano nuovamente la bontà del percorso di programmazione e gestione intrapreso negli ultimi anni dalla Regione Marche che però, ora, dovrà affrontare nuove e ulteriori difficoltà a causa dei mancati trasferimenti dello Stato, che ammontano a 240 milioni di euro, 80 per ognuno dei prossimi tre anni”.

Così il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, commenta i dati presentati lunedì a Milano al convegno nazionale Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) elaborati dagli economisti sanitari del centro di ricerche Cerm. Un’indagine che secondo Palazzo Raffaello promuove la sanità di otto Regioni pronte per il federalismo: tra queste figurano le Marche che, se fossero applicati oggi i costi standard, passerebbero l’esame e che sono giudicate dagli esperti come Regione con le migliori performance sia in termini di qualità del servizio sanitario (recentemente certificata anche dal primo posto in Italia per basso numero di casi di malasanità, come da tabella allegata), sia in termini di efficienza della spesa.

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