MONSAMPOLO – Un nuovo campo fotovoltaico che cambia l’anima delle splendide colline (ce le invidiano tutti, ma forse non sappiamo tutelarle abbastanza?) fra Acquaviva, Monsampolo e Monteprandone.
Una nuova distesa di pannelli fotovoltaici al posto delle colture, delle vigne, del paesaggio, ben 3300 pannelli dalla potenza installata di 792 kilowatt.

Secondo quanto riferisce una nota diffusa dai residenti della zona, la notizia dell’installazione sarebbe diventata di pubblico dominio solo con l’arrivo delle ruspe. La proprietaria dell’appezzamento di terra come si fa in questi casi ha ceduto il diritto di superficie ad una società che vi ha costruito il maxi-impianto. A nulla è valsa una diffida firmata dalle 50 famiglie che abitano Valle Cecchina, la zona di Monsampolo a ridosso della cantina sociale. Ad agosto l’impianto è stato realizzato ed altri quattro, come si evince da permessi di costruire reperibili anche on line, sul sito del Comune, sono stati rilasciati nella zona tra Vallone e Valle Cecchina. Un totale di cinque impianti, autorizzati prima del 16 luglio 2010, quando sono entrate in vigore le linee guida della Provincia di Ascoli che mettevano un freno al “pannello selvaggio”.

I cittadini sottolineano che sarebbe bastato un giorno in più per impedirne la nascita: non per astio verso la libertà di impresa, non per un improvviso accesso di “sindrome Nimby” contro il necessario ricorso alle energie rinnovabili. Ma solo per il desiderio di tutelare il paesaggio splendido nel quale si vive, nel quale magari si sono acquistate abitazioni proprio per la rilassante visuale.

“Non siamo contro le energie verdi – spiegano i residenti, capeggiati da Gesidia Michelangeli – purché non vadano a deturpare la vocazione rurale e le meraviglie paesaggistiche del nostro territorio. Per questo abbiamo anche presentato, noi tre famiglie confinanti con l’impianto, un ricorso al Tar per chiedere che sia tutto smantellato”.

Il legale dei residenti, Gabriella Ceneri, sta valutando le autorizzazioni rilasciate per capire se l’impianto poteva essere realizzato con il solo permesso a costruire del Comune. E cita la legge 241/90 sulla trasparenza dell’agire amministrativo. “Il Comune – come spiega il legale – non ha convocato alcuna riunione con i residenti per spiegare ed illustrare questi progetti”.

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