SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Quello che succede in Italia ha dell’incredibile. E’ stato praticamente istituzionalizzato (e non è una bella cosa) che l’immagine è più importante dei fatti. Un esempio: le cose che Roberto Saviano ha detto lunedì scorso nella trasmissione “Vieni via con me” le aveva già scritto in un suo libro, quindi già si sapeva ma nessuno aveva mai parlato di querele o si era offeso.

Dopo una trasmissione televisiva che ha ottenuto il record di spettatori è scoppiato una specie di finimondo. Non significa soltanto che i libri si leggono sempre meno ma che la Tv che va in tutte le case ha probabilmente “informato” anche quegli elettori che solitamente votano superficialmente. Quei “voti inconsapevoli” sui quali, secondo me, si regge la strana democrazia italiana. Quei voti cioè che potrebbero improvvisamente diventare “consapevoli”.

Sarò limitato ma non ci vedo una lettura diversa. Anche perché in casi simili, chi si sente accusato e calunniato così ferocemente e ingiustamente, passa direttamente alla querela senza clamori, senza se e senza ma. E non adesso ma da quando Roberto Saviano certe cose le aveva scritte.

Chiedere ìnvece oggi un confronto diretto significa semplicemente che esso può servire per far sapere allo stesso maxi pubblico (come se fossimo in un maxi teatro) che potrebbe non essere come dice Saviano e quindi fornire un effetto deterrente su chi tra i propri simpatizzanti potrebbe essere stato indotto a votare diversamente. Insomma un’operazione di recupero.

Che voglio dire? Che nel mondo attuale conta più quello che sembra piuttosto che quello che è. Purtroppo. Insomma, in politica, tutto gira intorno al “maledetto” voto che, 50 anni fa era il simbolo della democrazia oltre che un onere-onore per chi lo riceveva, ora invece è semplicemente più importante averlo (magari estorcendolo con campagne pubblicitarie illusionistiche come fosse un cioccolatino) che meritarlo.

Il cittadino meno ne sa e meglio è, per tornare al contenzioso tra Saviano e la Lega. Tale volontà è chiaramente di tutta la politica: all’uopo ricordo la legge sulle “non preferenze” e quindi sui parlamentari da eleggere decisi nel segreto delle segreterie dei Partiti. “Legge” che non mi scandalizzò soltanto per il contenuto, quando perché, dopo un anno che era andata in vigore, ne erano a conoscenza appena il 5% degli italiani. Nonostante tre canali televisivi privati, tre pubblici, altri meno importanti ed una miriade di giornali. Mi sono allungato troppo per cui i riferimenti al “locale” che avevo in mente li rinvio alla prossima puntata.

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