SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riaprirà ufficialmente venerdì dopo 15 giorni di chiusura obbligata il bar-ristorante “Caviar” di Porto d’Ascoli, sanzionato da parte della Questura in seguito all’intervento delle forze dell’ordine, che lo scorso 3 novembre smantellarono un traffico di cocaina e sequestrarono 200 grammi di stupefacente.

Tra i tre arrestati spiccò anche Vladimiro Foddi, detto “Miro”, dipendente del “Caviar” e sospettato di aver compiuto lo smercio proprio in prossimità del locale.

“Non ci sono prove, ci sentiamo danneggiati”, tuona oggi il titolare della società che gestisce la struttura sul lungomare sud, Vincenzo Magliulo. “Qui non c’è mai stata alcuna delle contestazioni erroneamente riportate dai giornali. Nessuno dello staff ha avuto sentore di comportamenti strani e dalle autorità non è avvenuto nessun tipo di riscontro”.

Si tratterebbe dunque di semplice responsabilità oggettiva attribuibile al “Caviar” (rimasto inattivo dal 3 al 17 novembre), in virtù di un presunto illecito che non deriverebbe dalla condotta diretta dei proprietari. Ma anche in questo caso Magliulo ha qualcosa da contestare: “Foddi è stato fermato a casa sua. Non ci sono stati controlli dentro o fuori il nostro ristorante; non capiamo ancora quali siano state le nostre colpe. Senza dimenticare che noi siamo dei gestori nuovi, arrivati da poco”. L’ulteriore rammarico è infatti legato al fatto che il “Caviar” fosse passato nelle mani della nuova proprietà appena quattro mesi fa: “Il nostro obiettivo era creare un nuovo salotto a San Benedetto con un volto diverso e discontinuo. Questa sanzione ci è sembrata più che altro un segnale per l’esterno”. Ecco allora che l’attività cambierà nome e si trasformerà in “Simposio”, tagliando definitivamente il cordone col passato.

Passato di cui fa parte pure “Miro”, rimasto precedentemente come dipendente in attesa di nuove collocazioni solo per via di un accordo stipulato al momento del passaggio di consegne coi vecchi dirigenti. Così spiega Magliulo.

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