cliccando sull’icona rettangolare a lato in basso, puoi vedere le immagini relative a una mattina di qualche giorno fa. E notare la differenza fra la spiaggia “urbana”, dotata di scogliere, e la spiaggia della Riserva

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Sentina rischia di finire sott’acqua, travolta dall’erosione marina collegata a tre concause: il mancato apporto di inerti da parte del fiume Tronto, la presenza di scogliere lungo il litorale sambenedettese e soprattutto la presenza del “pennello” del porto di Martinsicuro. Un molo, quello martinsicurese, che la Regione Abruzzo vorrebbe addirittura allungare, come apprendiamo dall’appello mandato alla Regione Marche-Settore Tutela della Costa da Pietro D’Angelo, presidente della Riserva Naturale della Sentina (lettera che pubblichiamo in allegato in formato pdf, documento inviato alle autorità competenti nell’ottobre scorso).

Negli ultimi 50 anni la linea di costa lungo la Sentina è penetrata di circa 120 metri, con una perdita complessiva di 22 ettari di territorio. Dal 1999 al 2008 si è registrata una perdita media annua di un volume di sabbia pari a 45.000 metri cubi.

Nei prossimi 30 anni, il modello matematico elaborato dall’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale a cui il Comune e la Riserva hanno commissionato un apposito studio negli anni recenti) prevede un ulteriore arretramento della linea di costa di ben 60 metri con la conseguente perdita di due casolari di valenza storico-architettonica tra cui la “Torre sul porto” del 1543, edificio storico per il quale si sta cercando di reperire fondi comunitari destinati al suo restauro.


Prospettive di pura paranoia e inquietudine, considerando che proprio ora nella consapevolezza della politica locale la Sentina sta meritoriamente diventando quel che poteva essere da sempre, cioè un luogo dove studiare e apprezzare la costa Adriatica di una volta, nell’era precedente all’urbanizzazione di massa, nell’era in cui la campagna si fondeva con il mare. E’ notizia di pochi mesi fa infatti l’arrivo di un finanziamento cospicuo in seno al progetto comunitario Life Plus per ripristinare la zona umida, gli stagni salmastri e di acqua dolce che sono l’ambiente originario della Sentina.

Insomma, tante belle iniziative, tanta positiva consapevolezza. Rischia tutto di essere portato via con il vento e con il mare. Letteralmente. Cosa restauriamo, un edificio sott’acqua?.

Le scogliere? Trattandosi di Riserva Naturale non è permessa questa alterazione dell’ambiente.
Ripascimenti? L’ultimo cospicuo trasporto di sabbia è stato realizzato nel 2008. Ad oggi, nessuna ipotesi in vista.
D’accordo, l’economia balneare dà lavoro e crea impresa. E per lei Regione e Comuni si mobilitano ed è pure giusto, investono soldi per ridare spiaggia alle concessioni balneari. Bene, ma anche qui, anche con la Riserva naturale, si può fare turismo. Solo che c’è meno opinione pubblica che incita gli enti a spendere per salvaguardare la costa. Meno associazioni di categoria a pressare i politici. Meno campagne di opinione.

E’ un vuoto che va riempito, perchè la Sentina è di tutti e va difesa. Pure lei.
Anche qui, anche alla Sentina, è giusto pensare seriamente a come difendere la costa dal mare. E dagli uomini (vedi molo di Martinsicuro ed eventuali non augurabili allungamenti).

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