SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblichiamo e riceviamo un intervento di una lettrice, presente alla messa in scena dell’opera teatrale “Blackout” di Stefano Artissunch, tratta dal romanzo del sambenedettese Francesco Tranquilli. L’assessore provinciale alla Cultura Bruno Gabrielli ha ripreso poi una polemica dell’insegnante Sara Torquati (clicca qui).

Gridare allo scandalo e creare un “caso Blackout” è forse una forzatura che nella logica del “nel bene o nel male l’importante è che se ne parli” non può far altro che costituire una forma di pubblicizzazione e spostare l’attenzione da quelli che sono i problemi reali sottesi alla discussione.

Perché in effetti non c’è nulla di scabroso o di assolutamente diseducativo nella trasposizione teatrale del romanzo di Tranquilli, la cosa forse più inopportuna è che uno spettacolo teatrale diventi il pretesto per una polemica tra parti politiche.
Magari se ci fossimo trovati di fronte ad una riduzione televisiva, il programma sarebbe stato valutato con il bollino giallo e quindi sconsigliata la visione ai bambini se non accompagnati da adulti, ma al Concordia venerdì e sabato sera non c’erano bambini senza genitori, c’erano studenti delle scuole superiori, che ad inizio settimana erano anche stati coinvolti in un incontro con la Compagnia.

La bidella esperta nel replicare i vari dialetti locali, il timido ed impacciato professor Parigi, la sexy professoressa d’inglese, il “singolare” bidello, lo studente appassionato di boxe, la studentessa vittima di un abuso sessuale da parte dell’ambiguo Luca Carmagnola, la preside Magda Gambacorta usuraia e autrice di filmini osé con i più improbabili amanti, vittima della passione amorosa di Lina, vittima a sua volta di una sorta di “blackout” del raziocinio, questo il ventaglio di caratteri umani messi in scena da Artissunch nel suo adattamento teatrale del romanzo di Tranquilli.

Il fine ultimo della messa in scena teatrale era realmente quello di far passare messaggi blasfemi e allo stesso tempo proporre cattivi modelli? Si voleva davvero scandalizzare il pubblico, in particolare modo i giovani? Magari gli intenti artistici dell’autore e del regista erano di tutt’altro genere e sono stati fraintesi, dando luogo ad una polemica che in realtà non ha motivo di esistere.

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