ASCOLI PICENO –  L’esame del Dna ha confermato che alcuni reperti biologici rinvenuti nell’appartamento di Rossella Goffo appartengono ad Alvaro Binni, il funzionario della Questura di Ascoli che aveva con la donna una relazione sentimentale e che a tutt’oggi, dopo la sua scomparsa, avvenuta lo scorso maggio, è l’unico indagato a piede libero con l’accusa di omicidio.

Binni ha sempre affermato di non essere stato nell’appartamento di Ancona che la donna, impiegata presso la Prefettura della città dorica, condivideva  con altre due ragazze.

Ma l’esame del Dna sembrerebbe sconfessare quanto dichiarato dall’uomo. La relazione tra i due si era da tempo interrotta, ma secondo molti ci sarebbero stati altri incontri dopo la separazione.

Intanto oggi, ad Ancona, Binni è stato di nuovo ascoltato dal  Pm Irene Bilotti.

“Un interrogatorio durante il quale l’uomo ha ribadito la propria innocenza  – ha spiegato il suo legale Nazario Agostini.

“La questione del Dna, – spiega ancora Agostini – era già saltata fuori nel corso del precedente interrogatorio di venerdì; sia in quell’occasione, che oggi, il mio assistito ha ribadito la sua innocenza, provandola, perché c’è la mancanza di un movente. L’esame del Dna nulla aggiunge e  nulla toglie a quanto esiste già, perché le spiegazioni possono essere tante. Binni è un uomo che a che fare con gli ambienti della legalità perciò ha piena fiducia nella giustizia e ritiene di essere vittima di questa situazione”.

Intanto da ieri sono riprese le ricerche del corpo della donna nella zona dell’ascolano, dove il cellulare della donna risulta essere stato allacciato l’ultima volta dai ponti delle compagnie di telefonia mobile.

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