ASCOLI PICENO – Non è sufficente indicare nei vari statuti la dicitura “Acqua bene comune”.

Si devono trovare altre strade per “sviare” al decreto Ronchi che propone di affidare il 40% della gestione del servizio ai privati. Questo potrebbe significare, ad esempio, che ad un privato sarebbe sufficente la collaborazione di un paio di comuni (il Comune di Ascoli, che è capofila, ha l’11% delle quote, ndr) per avere il 50% delle quote ed amministrare così il servizio, con un giro di affari non indifferente.

Entro il 2011 rischierebbe così di essere annullata la gestione venticinquennale che i Comuni hanno ottenuto nel 2007 con l’affidamento “in house”,  attraverso il Ciip. Gestione cioè interamente pubblica.

Per questo, oggi pomeriggio, durante l’assemblea del Ciip, alla quale oltre ai sindaci hanno preso parte anche diversi politici (tra i quali anche gli onorevoli Ciccanti e Agostini) il presidente Alati ha posto al voto una delibera da presentare ai Comuni stessi e alla Regione.

Iter legale complesso da affrontare in termini tecnici. Nella sostanza, si sta cercando, qualora non fosse sufficente il referendum previsto per la prossima primavera, di attenuare o evitare del tutto gli effetti della legge statale. “Non bastano diciture di principio, – afferma il legale esperto in materia scelto come consulente dalla Ciip, l’avvocato Tessarolo – occorre che la disciplina regionale individui le caratteristiche che possano configurare il servizio di erogazione dell’acqua come privo di rilevanza economica”.

Quindi i sindaci chiedono la modifica degli statuti comunali con l’inserimento della dicitura che specifichi la neccessaria gestione del servizio “in house” totalmente pubblica, e una proposta di legge regionale per disciplinare la gestione del servizio attualmente esistente lasciando in mano “le funzioni di governo delle risorse idriche ad un’autorità le cui competenze ricalchino gli attuali confini Ato N. 5, in previsione della soppressione degli stessi Ato prevista dalla nuova legge”.

Il testo della delibera è stato redatto dal sindaco di Grottammare Luigi Merli, che ha sottolineato come con questo documento “si dice alla Regione che gli strumenti per legiferare in modo tale da proteggere l’attuale gestione ci sono”. Per il sindaco di Ascoli Guido Castelli, contrario ad una sorta di nuovo Ato unico regionale, il documento va integrato con una proposta di rimodulazione del Piano d’Ambito ed evantualmente ricorrere, per mantere la gestione, ai requisiti di virtuosità che il decreto prevede e che il Ciip possiede.

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