SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Può e deve un ministro dimettersi, se il ministro si chiama Sandro Bondi e il caso che rischia di far esplodere la sua poltrona si chiama crollo della Schola armaturarum a Pompei? Sì, no, forse.

Sembra strano che in un paese in cui tutto può accadere, in cui ministrini per le Riforme diteggiano volgarmente, che ministrini per le Ingiustizie traffichino sempre e comunque contro i Pm che indagano sui potenti (Mastella, ora Alfano, domani chissà), eccetera eccetera eccetera, si chieda – lo fanno le opposizioni parlamentari e i finiani del paso doble – le dimissioni di un ministrino a causa di piogge che hanno provocato il crollo di mura millenarie. Nonostante surplus economici, al netto delle spese, registrati dalla Sovrintendenza speciale di Napoli a Pompei, detratti costi dai ricavi (tra i 20 e i 70 milioni di euro l’anno). Nel 2009 i fondi disponibili erano 28,6 milioni, quelli impiegati 19,1 milioni, il resto, sta nei cassetti.

Bisogna prendere la mira quando veramente serve, non a vanvera, altrimenti ci ritroviamo a fare gli Arlecchini e i Pulcinella. Forse è più grave – molto più grave – che un ministrino dell’Incultura si rifiuti di andare a Cannes perché ci sarebbero film che maltrattano il Brutto Paese, quando invece per compito istituzionale dovrebbe essere presente, ascoltare le critiche, capirle, riferirle, farle proprie nel caso, vigilare, e non fare da scudo umano, troppo umano. O quando vuol nominare i giurati del Festival di Venezia, quei registi e attori comunistacci e proletari (vallo a dire al milionario Tarantino, ma và!).
Chissà che spettacolo, il dopo Berlusconi. Teniamoci pronti.

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