SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Logico che l’amministrazione comunale si compiaccia della sua programmazione degli eventi estivi, anche alla luce dei positivi riscontri su arrivi e presenze  da parte dei dati ufficiali raccolti dalla Regione Marche (a breve ulteriori info su questo aspetto).

San Benedetto è Regina nel turismo marchigiano, ma si può fare sempre meglio. Ad esempio, alla città e alla sua vetrina estiva manca un qualcosa di pienamente identificativo. Qualcosa da ripetere ogni anno, sviluppandolo anche con un budget di fondi pubblici ridotti. Qualcosa che nasca creando interesse, cresca creando un marchio peculiare, si consolidi creando una identità ben precisa e unica. Qualche intuizione che nasca dal basso, senza ricorrere a carrozzoni milionari che non ci appartengono.

Non servono grandi soldi, sappiamo che i tagli agli enti locali sono pesanti. Non servono grandi nomi, serve fiducia in giovani “studiosi”. Perchè è un vero e proprio studio che serve a creare questo “mister X” delle estati sambenedettesi. Un’analisi delle peculiarità della città, senza limitarsi alle pur apprezzabili ma facili ricette come il mare e la pesca (non siamo mica l’unica città marinara dell’Adriatico, pur se la nostra tradizione è di immenso rispetto). Un’analisi, soprattutto, degli spazi di invenzione ancora rimasti inesplorati in un tempo in cui si è visto tutto e si è inventato tutto. O quasi. Un’analisi, infine, degli spazi della nostra città. L’uso dello spazio è trasmissione di significati, il medium è anche il messaggio. E San Benedetto di spazi peculiari ne ha almeno uno, stupendo. Il lungomare con la sua appendice nel molo sud.

Serve l’attenzione alle culture alternative che ha un Maremoto Festival, serve la capacità di penetrare nei media nazionali che hanno alcuni festival marchigiani come Musicultura o Summer Jamboree, serve fantasia. La cifra autoriale e stilistica del pur apprezzabile festival Mare Aperto finora non è riuscita a connotare inequivocabilmente San Benedetto.

Serve qualità, ma non spirito di nicchia. Serve un mix capiente fra culture alternative e culture mainstream. E’ un rebus, ma siamo sicuri che qualcosa c’è. Troviamolo, proviamoci.

Serve qualcosa che vada oltre l’accoglienza ai turisti che si trovano già in Riviera, qualcosa che faccia circolare il nome di San Benedetto nella maniera più naturale ed economica, cioè creando curiosità. Se fai qualcosa di peculiare e particolare, saranno i grossi giornali a interessarsene, l’immenso mondo del web a farne circolare la voce. Non servirà spendere soldoni per acquistare spot o pagine pubblicitarie, servirà credere in un progetto e portarlo avanti.

Cittadini, avanzate idee e proposte e suggerimenti. E dove se non nel nostro spazio di discussione in Rivieraoggi.it?

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