SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da alcuni giorni è disponibile sul sito del Comune a questo link (clicca qui). Si tratta del bando con cui il Comune vuole selezionare le proposte che giungeranno dalle imprese o da associazioni di imprese interessate a realizzare una serie di opere pubbliche in cambio di diritti edificatori in variante all’attuale piano regolatore (da qui la definizione di Megavariante, clicca qui per la rassegna di nostri articoli degli ultimi mesi).

GRANDE OPERA “SCOMPUTABILE” Tutto partì dal reperimento di un’area che il Comune avrebbe potuto donare alla Fondazione Carisap, intenzionata a investire fra i dieci e i venti milioni di euro (dipende dall’accettazione o meno da parte del Comune di Grottammare) in una opera architettonica di uso pubblico e rilevanza internazionale. Il Comune non ha aree. Avrebbe avuto l’area del vecchio stadio Ballarin, se i vincoli della recente sdemanializzazione non ne avessero impedito la cessione a privati per i prossimi dieci anni. Peccato che in Comune se ne siano accorti solo dopo aver acquistato l’area dal Demanio.

Ora, l’area per la Grande Opera (15mila metri quadrati di estensione minima) è uno degli interventi di pubblica utilità richiesti ai privati in cambio dei diritti edificatori. Ma qualora la Fondazione non volesse più andare avanti su questo fronte, il Comune non richiederà più il terreno ai privati che l’avessero precedentemente offerto assieme alla disponibilità di realizzare le opere pubbliche (nuova piscina comunale, interramento della sottostazione ferroviaria di via Piemonte, cessione al Comune di una quota della zona Brancadoro da adibire a parco pubblico, riqualificazione dell’area Ballarin con abbattimento delle attuali strutture fatiscenti). Di conseguenza, niente area Grande Opera niente cubature corrispondenti come compensazione al privato. Fermo restando gli altri metri cubi corrispondenti alle altre opere pubbliche. A proposito, ma quanti metri cubi si costruiranno? E come?

VOLUMI E SUPERFICI I diritti edificatori, come noto, possono essere riconosciuti fra mare, autostrada, torrente Acqua Chiara e fosso collettore a nord della Riserva Sentina. Viene esclusa la possibilità di costruire nella parte centrale della zona Brancadoro. La collina è formalmente “dentro”, ma dal Palazzo assicurano che ci sono già vincoli paesaggistici e idrogeologici che precluderebbero le edificazioni. Trattandosi di costruzioni in variante al Prg, il bando prevede ovviamente il recupero degli standard urbanistici (verde, servizi, marciapiedi, parcheggi) sottratti e il recupero di quelli aggiuntivi prodotti, che dovranno essere collocati almeno al 60% nell’area di costruzione e per il resto ceduti al Comune ed attrezzati all’interno della parte di città che delimita i diritti edificatori. I volumi complessivi non potranno superare i 300mila metri cubi, con un indice di fabbricabilità massimo dello 0,6 mc/mq (metro cubo su metro quadro) con esclusione dell’edilizia sociale se ceduta al Comune e del volume prodotto dai servizi pubblici realizzati e ceduti al Comune.

C’è un bonus volumetrico aggiuntivo del 10% qualora almeno il 10% della superficie destinata a residenza venga realizzata e ceduta al Comune per edilizia sociale. Poi, il bando indica che almeno il 20% della superficie complessiva destinata a residenza dovrà essere previsto per edilizia a canone calmierato.

Infine, la superficie coperta complessiva non potrà superare il 30% della superficie indicata dalle quattro direttrici (mare, a14, Acqua Chiara e fosso collettore).

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