TERAMO – L’interpretazione delle Quattro Stagioni di Vivaldi, messa in scena da Salvatore Accardo e dall’Orchestra da Camera Italiana, venerdì 5 novembre al Teatro Comunale di Teramo, è stata un invito ad apprezzare la scrittura del “prete rosso”. Per esempio il ritmo, che da semplice metronomo diventa elemento musicalissimo, nel suo andamento di volta in volta ossessivo, o simile ad una marcia, o ad un ingegnoso meccanismo settecentesco; oppure il respiro della melodia contrappuntata dal clavicembalo e dai bassi; o l’alternanza tra solisti e orchestra, vero e suggestivo dialogo tra vivi organismi della natura.

L’Orchestra da Camera Italiana ha collaudato le sue molte doti in oltre vent’anni di attività. La forza del gruppo è tra le sue caratteristiche, come hanno dimostrato i musicisti usciti dalle file per eseguire le parti solistiche del programma. Forza del gruppo confermata dal solista Accardo seduto al posto del primo violino e non al centro della scena, per eseguire le Stagioni. La cura di Accardo per il timbro e la musicalità è un nobile “marchio di fabbrica”: la sua preferenza per la chiarezza rispetto alle tenebre (sempre tenute a debita distanza) di una rapidità esecutiva fine a se stessa. Il risultato è la bellezza all’ascolto.

La serata di Teramo, apertura della stagione della società “Primo Riccitelli”, era interamente dedicata a Vivaldi. Nella prima parte, infatti sono stati eseguiti il Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo F I n° 100 (Accardo e Laura Gorna), il Concerto in Fa Maggiore per tre violini, archi e cembalo F I n° 34 (Accardo, Aldo Matassa, Giulio Rovighi: molto suggestiva la differenza nel timbro degli strumenti), indi il Concerto in Si bemolle Maggiore per violino, violoncello, archi e basso continuo F IV n° 2 (violoncello Cecilia Radic). Due i bis: la Gitane di Kreisler, trascritta dalla prima viola dell’orchestra, e Oblivion di Astor Piazzolla. Stessa linea analitica, stessa chiarezza: stile Accardo. Applausi meritati, per un inizio di stagione brillante.

Ma un plauso particolare al pubblico del Comunale: non un solo colpo di tosse tra un movimento e l’altro, svanito il mistero delle “epidemie” tipiche delle sale da concerto! Nessun armonico è stato disturbato nel corso dell’esecuzione, a maggior gloria dei solisti, dell’ensemble, e di un programma così ricco di grazia ed eleganza, per meriti dell’autore e degli interpreti.

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