ANCONA – Rifondazione Comunista e Massimo Rossi cantano vittoria: perché “ieri (3 novembre, ndr) i cittadini, i movimenti e i soggetti politici organizzati per l’acqua pubblica hanno segnato un bel gol”.

Infatti l’iniziale articolo 38 recitava l’obiettivo di “permettere, in modo non traumatico, il passaggio della gestione dei servizi pubblici locali a soggetti privati o a società miste…”, mentre a questo è stato aggiunto, scrive Rossi, “un secondo comma che stravolge le finalità di chi l’aveva proposto, affermando che il servizio idrico è privo di rilevanza economica, sterilizza gli effetti subdoli del primo e costituisce un ulteriore strumento di difesa dalla privatizzazione totale o parziale del servizio idrico”.

Secondo Rossi nella maggioranza regionale di centrosinistra è in atto una “battaglia sorda tra chi nella maggioranza vuole creare un’unica holding (Spa pubblico privata) per la gestione di acqua-gas-rifiuti in tutte le Marche (come dichiara lo stesso segretario della federazione di Ancona del Pd e vari esponenti pesaresi dello stesso partito) e chi teme che questa scelta sia sbagliata e controproducente sotto il profilo elettorali”.

“Che i maniaci del mercato non si siano comunque arresi – continua la nota – lo dimostra il livore manifestato  dall’assessore Marcolini nei confronti delle delegazione, di cui facevo parte, che ha tentato in apertura di seduta di fargli cambiare strada, il voto contrario del consigliere di maggioranza (Udc) Marconi e l’ambiguità dell’ultimo passaggio dell’ordine del giorno collegato all’articolo 38, nel quale di parla di piena facoltà di scelta lasciata alle amministrazioni locali riguardo le modalità di affidamento e di gestione del servizio idrico. L’esclusione della rilevanza economica avrebbe infatti, a mio modesto parere, l’automatica conseguenza che a gestire l’acqua debba essere per legge un soggetto pubblico, quale un consorzio e non certo una società per azioni”.

“Per raggiungere questo risultato è stato determinante il “rumore” attivato attraverso la rete per smascherare la manovra, il presidio davanti al Consiglio, l’incontro della delegazione dei movimenti con alcuni consiglieri ed assessori di maggioranza, la mail bombing effettuata nei confronti dei rappresentati istituzionali coinvolti. Tutto ciò ha fatto esplodere le contraddizioni e le paure dentro la stessa maggioranza dove in molti hanno dimostrato di temere le possibili ripercussioni negative sui territori di un loro eventuale voto a favore della privatizzazione strisciante (prova ne è il fastidio dimostrato riguardo le nostre pressioni ricevute via mail e direttamente esplicitamente definite invadenti e sgradite). Questo passaggio dimostra che l’unica garanzia per salvare l’acqua dai “predatori” è quella di essere in campo, farci sentire in ogni modo, sollecitare la partecipazione diretta dei cittadini. Ora si tratta di promuovere in fretta l’elaborazione ”partecipata” e l’approvazione di una proposta di legge regionale per l’acqua pubblica rispettosa della volontà della gran parte dell’opinione pubblica dimostrata dalla massiccia adesione ai referendum con la Legge Ronchi”, è la conclusione.

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