SAN BENEDETTO DEL TRONTO  – «La prima guerra mondiale fu una vera svolta nella storia italiana, generando una diffusa coscienza nazionale e la nascita dell’opinione pubblica. Se la storia insegna qualcosa, è che nessun tipo di benessere è per sempre. I valori di pace e fratellanza furono celebrati alle olimpiadi invernali di Sarajevo nel 1984 e pochi anni dopo la città fu distrutta dalla guerra. Oggi è importante celebrare il 4 novembre per i suoi molti legami con il presente».

Parole del professor Gianni Oliva, intervenuto nella sala consiliare del Comune di San Benedetto giovedì 4 novembre in occasione della “Festa delle forze armate, giorno dell’unità nazionale e anniversario della fine della grande guerra”.

Dopo il suo saluto introduttivo, il Sindaco Gaspari ha consegnato medaglie e attestati dell’onorificenza comunale “Gran Pavese Rossoblù” al vicequestore della Polizia di Stato Quinto Amadio, al tenente colonnello della Guardia di Finanza Raffaele De Chiara, al capitano di fregata Daniele Di Guardo, al capitano di vascello Giacinto Ottaviani. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti di tutte le forze armate e di polizia, delle associazioni combattentistiche e d’arma, autorità civili come il vicepresidente della Provincia Piunti e il consigliere regionale Perazzoli. Il prefetto Minunni e il vescovo Gestori hanno fatto pervenire messaggi e complimenti per l’iniziativa. Numerosissimi gli studenti di cinque classi delle scuole superiori cittadine. Al termine, il tradizionale corteo verso il centro cittadino e la deposizione delle corone ai tre monumenti ai caduti.

Nel suo saluto introduttivo il sindaco ha parlato dello speciale significato di questa edizione della ricorrenza, per la vicinanza con i 150 anni dall’unità d’Italia ed ha poi insistito sul senso civico come elemento indispensabile per la costruzione di una “patria migliore”. Ha inoltre ricordato i soldati italiani impegnati all’estero e ringraziato le forze di polizia per la sicurezza garantita a livello locale.

«La prima guerra mondiale è stata un’impresa collettiva, ricordata in maniera unitaria in tutte le città italiane», ha argomentato da parte sua Oliva, «Tutte le famiglie italiane furono coinvolte, visto che furono mandati al fronte più di quattro milioni e mezzo di uomini. Uno sforzo immane da parte dell’Italia come degli altri Paesi europei, reso possibile dall’impetuoso sviluppo dell’industria e della ricchezza. Tutti volevano conoscere le sorti dei propri cari. Nacquero l’opinione pubblica e la propaganda. L’unità d’Italia si realizzò per la prima volta come sentimento popolare e non più come idea letteraria o d’élite. Il 4 novembre ha senso per il rispetto dei 650 mila morti italiani, per i feriti, più di un milione e mezzo, e per gli insegnamenti su come il controllo di formazione e propaganda possa influenzare la percezione della realtà e mettere in discussione quelle condizioni che sembrano acquisite una volta per sempre. Oggi non ci sono più reduci della prima guerra mondiale a raccontarci fatti e circostanze, ma le nuove tecnologie, a partire dalla televisione, potrebbero fare molto per divulgare tutte queste cose».

Quindi la consegna dei “Gran Pavese Rossoblù”. Queste le motivazioni delle onorificenze conferite: a Amadio: “per l’impegno a lungo profuso a tutela della sicurezza dei cittadini del territorio piceno. Esempio di dedizione e professionalità di un sambenedettese al servizio della collettività”; a De Chiara: “per il servizio prestato a tutela della comunità sambenedettese operando con importanti risultati nella prevenzione e repressione dei reati economico finanziari”; a Di Guardo: “per la sensibilità e l’attenzione dimostrata alle istanze della comunità locale collaborando fattivamente al raggiungimento di obiettivi fondamentali per la tutela del lavoro in mare e lo sviluppo dell’area portuale e della città”; a Ottaviani: “per aver saputo assicurare al comando di prestigiose unità navali della Marina Militare Italiana la sicurezza dei nostri pescatori e la difesa dei confini nazionali da minacce terroristiche dando lustro e onore alla sua città natale”.

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