SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla presenza delle massime autorità cittadine (c’erano tra gli altri il sindaco Giovanni Gaspari, l’assessore alla cultura Margherita Sorge, la presidente del Consiglio comunale Giulietta Capriotti), degli esponenti del Circolo dei Sambenedettesi (guidati dalla presidente Benedetta Trevisani), la mattina del primo novembre, nella parte storica del cimitero, è stato scoperto il drappo che nascondeva alla vista il restauro compiuto dai tecnici comunali coordinati dal geometra Lanfranco Cameli della tomba della famiglia Piacentini Rinaldi.

L’opera risale al 1880, accoglie tra gli altri i resti della più famosa poetessa locale, Bice Piacentini Rinaldi, scomparsa nel 1942, e fu realizzata dal fratello Gualtiero, architetto morto giovanissimo. Passata di proprietà al Comune, era progressivamente scivolata nel degrado fino a quando, su sollecitazione del Circolo dei Sambenedettesi e di coloro che vissero accanto a Bice, l’Amministrazione comunale è riuscita a reperire i fondi per recuperare i pregevoli decori, le antiche iscrizioni, la semplice quanto armoniosa architettura dell’edificio funebre.

Dopo l’introduzione dell’assessore Sorge, che ha sottolineato come, dopo questo restauro, un altro tassello della memoria collettiva cittadina torni al suo posto, a rievocare brevemente la figura e l’opera di Bice Piacentini è stato il prof. Tito Pasqualetti. Prima dello scoprimento della rinnovata struttura, l’attrice Katia Zappasodi ha recitato due commoventi liriche della Piacentini aventi come tema proprio la morte e il distacco.

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