SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Condannato ad 1 anno e 4 mesi più le spese processuali, questo è accaduto a un pregiudicato sottoposto a sorveglianza speciale. Era stato pizzicato a San Benedetto violando l’obbligo di soggiorno che lo costringeva a rimanere a Giulianova. Per la difesa non c’erano estremi di condanna: secondo l’avvocato dell’imputato infatti l’uomo sarebbe stato cacciato di casa, dove sarebbe dovuto andare se non nella sua auto?

Da tempo era domiciliato presso la casa di una parente a Giulianova dove era sottoposto al regime di sorveglianza speciale dalle forze dell’ordine locali. Poi l’ennesimo guaio con la giustizia ed è finito in carcere nuovamente, ma nel frattempo la parente si è ammalata e dall’abitazione è stata trasferita in una struttura sanitaria, lasciando l’appartamento sfitto e a disposizione della proprietà.

Era rimasto tecnicamente senza dimora l’imputato, ma questo non lo poteva sapere perché uscito dal carcere è fuggito nuovamente (in Liguria dove per l’ennesima volta è stato arrestato e diffidato), per poi ritornare a Giulianova nella casa della parente.

Alcune settimane dopo il suo ritorno, secondo il militare intervenuto nel processo in veste di testimone, l’imputato sarebbe stato “sfrattato” per ordine dei vigili urbani di Giulianova e per ragioni non discusse in aula.
A quanto pare quell’appartamento di proprietà della Provincia non sarebbe più rimasto a disposizione della donna che vi abitava in precedenza e di conseguenza nemmeno al parente che sorte voleva sorvegliato speciale.

Per entrare nell’appartamento l’imputato avrebbe forzato la serratura, ma dove sarebbe dovuto andare se non nel domicilio in cui secondo legge doveva rimanere? Questo ha riferito il suo avvocato difensore nelle conclusioni.
L’unico errore, oltre ai tanti commessi in passato, secondo la difesa sarebbe stato quello di accendere l’auto in una gelida notte d’ottobre, scaldare il mezzo per qualche ora e spingersi fuori dal Comune per un “confortevole sonnellino”, ignaro di aver violato un provvedimento.

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