dal settimanale Riviera Oggi numero 840, una puntata della rubrica “Giovani Leoni” dedicata ai personaggi emergenti del nostro territorio, nei vari campi del sapere e dell’agire

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scrittrice emergente nel panorama sambenedettese, Martina Oddi, 32 anni, sta vivendo un momento di grazia dovuto all’interesse e alla curiosità suscitati dall’uscita del suo primo libro: “Sonata alla luna sul mare”, edito da Albatros.
La scrittura è una passione che coltivi da molto tempo?
«Da quando ero piccola. Scrivere è sempre stato un modo per sfogare la creatività che con le esperienze lavorative aziendali non trovava spazio».
Anche il tuo percorso di studi rispecchia quest’esigenza di scrittura, di comunicazione?
«Certamente. Ho fatto studi classici: ho studiato al Liceo “Stabili” di Ascoli e frequentato Scienze Politiche a Bologna. Ho continuato scegliendo Comunicazione perché interessata a Marketing e Comunicazione sociale. In più ho seguito un Master a Roma, a seguito del quale ho iniziato a lavorare nel terzo settore: prima alla Telethon, poi alla Miss Sixty, dove ho cominciato ad occuparmi di comunicazione a 360 gradi. Lì mi sono occupata dei contenuti, delle intranet, delle pubblicazioni aziendali, per cui mi sono dovuta occupare di scrittura. In seguito sono stata un anno a Roma in un’azienda di credito estero, la Sace, ma tornata a San Benedetto ho cominciato ad occuparmi di copyright e comunicazione dei contenuti in un’agenzia di pubblicità».
Come nasce l’incontro con l’editore Albatros?
«Avevo finito di scrivere due libri. L’uno è Sonata, un romanzo d’amore lontano da quello che scrivo di solito, perché mi piace partire dalla realtà ed arrivare all’immaginazione e non il contrario come invece ho fatto nel mio romanzo. L’altro è una raccolta di 5 racconti, dal fantasy all’attualità, che uscirà il prossimo anno. Su Raiuno diedero notizia di un contest per giovani scrittori esordienti: ho partecipato, mi hanno selezionato e fatto una proposta di contratto. Proprio nel valutare il contratto, ho conosciuto Mimmo Minuto, mio attuale direttore su IlQuotidiano.it, che mi ha consigliato di accettare la proposta».
Quanto c’è di autobiografico nella storia?
«Le ambientazioni sono autobiografiche perché tutti i posti citati nel libro, con la sola eccezione della Cina che invece mi è stata raccontata, sono posti che ho visto».
Le colline e la “marina” invece sono luoghi del Piceno?
«Sì! E in “Sonata” hanno ampio spazio. I fatti partono dal mare e ruotano intorno al mare e le foto incluse, scattate da mia sorella Antiniska, si riferiscono a San Benedetto. Il libro nasce come un percorso parallelo tra il racconto in prosa e poesia – dove la poesia rispecchia soprattutto i flussi interiori che di solito vengono scritti in prosa, ma che io ho voluto rendere un po’ più impressionisti – e la fotostory, che racconta gli stati d’animo attraverso le luci e le ombre».
Zoyen, uno dei personaggi del romanzo, amato dalla protagonista, è un cinese. In un momento di dure critiche alla comunità cinese, come mai una scelta così ardita?
«L’antipatia può nascere da alcune fatti, ma la Cina è un’idea di grandezza, è l’idea di un popolo compatto che, tutto insieme, va avanti. Ho molto rispetto per quella filosofia di vita, più autentica della nostra, più pragmatica, meno legata all’esteriorità, anche con tutte le contraddizioni del caso».
I tuoi personaggi in Sonata, Zoyen su tutti, sembrano un po’ sfortunati.
«Ho preso spunto dalla realtà. Ci si guarda intorno e si vedono i problemi, le malattie, la crisi economica. Siamo in un momento in cui è più facile riconoscersi in persone che affrontano problemi piuttosto che in persone che vivono come Paris Hilton. Questo vuole essere il tratto realistico del libro».
Immagini un futuro in cui vivrai di sola “penna”?
«Mi piacerebbe portare avanti la scrittura perché a livello emotivo e psicologico mi dà tanto. Ma la mia principale preoccupazione non è scrivere best seller! Per il futuro mi auguro serenità, una famiglia tradizionale, affetti e persone care intorno».

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