dal settimanale Riviera Oggi numero 841
CUPRA MARITTIMA – A Cupra, e nei dintorni, molti tesori della storia e della cultura sono ancora sconosciuti. In questo numero vi parliamo della Pieve.
Proviamo a far conoscere questa particolare costruzione che non appartiene ai nostri tempi, una ricchezza che non si trova solo nelle cose, ma soprattutto nella capacità di scoprirle. La Pieve fu il luogo dove nascosero per tanto tempo San Basso, patrono della città di Cupra, martirizzato durante le persecuzioni ai cristiani.
Ma “La Pieve” cos’è? La diffusione delle Pievi iniziò nel V secolo contemporaneamente all’espansione della religione Cristiana.
Interessò i centri abitati di una certa importanza tra il IX e il X secolo. Questi borghi cominciano ad essere dotate di campanili, contribuendo alla modifica delle caratteristiche strutturali degli edifici.
La Pieve di Cupra Marittima si erge a della metà collina San Basso alla Mensula (Civita) ed è immersa in un uliveto di piante secolari e macchia mediterranea.
Costruita ed abitata da monaci Benedettini, probabilmente venuti dal monastero di Farsa o da quello di Santa Vittoria intorno al secolo IX e X secolo in un momento di tranquillità politica e religiosa assicurata dal regno di Carlo Magno.
I monaci custodirono il corpo del Santo preservandolo dal susseguirsi delle scorribande piratesche. Vescovo di Nizza martirizzato, San Basso venne poi trasportato via mare da profughi nizzardi, approdato nella zona del porto della Cupra romana e posizionato a ridosso della “Pieve”.
Del corpo di San Basso si persero le tracce per molti anni, il ritrovamento nel 904 fu opera dei frati Benedettini che provvidero ad innalzare una basilica romana. In seguito fu traslato alla prima chiesa parrocchiale di Marano, cioè la chiesa di Santa Maria in Castello.
Ben riconoscibile la pianta della basilica a tre navate, absidate in stile romanico anche se abbastanza corrose. Si trovano ad oriente, un simbolismo usato nell’antichità cristiana in modo che i fedeli fossero volti verso l’altare e nello stesso tempo rivolti ad oriente per pregare Cristo. Il presbiterio invece è sopraelevato di alcuni gradini; dalle absidi laterali due scalette danno accesso alla cripta. Nel lato sud dell’antico chiostro è rimasta una loggia.
Nel lato ovest un bellissimo giardino probabilmente in parte usato come orto ed una grande vasca. L’interno della basilica al pianterreno è stato trasformato al tempo napoleonico in magazzini e sopra a essi fin dal 1810 vi fu creata l’abitazione privata.
Nonostante l’edificio sia stato dimezzato si vede ancora oggi la condizione originaria. Sopra al sepolcro, ove era stato nascosto e poi ritrovato il corpo del Santo, completamente integro, era posizionato l’altare, addossato alla parete interna.
La cripta che ospitava il Santo, pressoché intatta, fu riaperta dal sacerdote don Modesto Zaccagnini e la famiglia Morganti rimase proprietaria della “Pieve” per molti decenni, facendovi celebrare la Santa Messa il Martedi di Pasqua con una folta presenza di fedeli.
“La Pieve” sarebbe un interessante luogo di studi archeologici come tutta la zona del Parco Archeologico. Sorge nei pressi di quella che fu la “Cupra Maritima” romana, poco più a sud del porto della città e poco più in alto dell’antica villa riportata alla luce da scavi parziali effettuati non molti anni fa, dotata di un ninfeo completamente affrescato ben visibile a tutt’oggi

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