SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Senza stare a specificare il giornale mittente perchè non serve, vi propongo alcune frasi tra virgolette sulle quali vorrei invitare i nostri lettori a riflettere. Soltanto a riflettere.

«La pubblicità sarà anche l’anima del commercio, ma trasgredisce volentieri le regole del mercato. Per diventare invece un’arma di pressione, una pistola puntata sui giornali…»

«Il mercato dovrebbe funzionare così: vendi tante copie, hai tanti lettori, dunque è tanto conveniente agli inserzionisti pubblicizzare sulle tue pagine i loro prodotti, i loro servizi, i loro marchi. Ma nella pratica, invece, spesso gli investimenti pubblicitari diventano una forma di condizionamento dei contenuti informativi»

«Scrivi bene di me e della mia azienda? Ti premio con tanti soldi in pagine pubblicitarie. Scrivi notizie sgradite? Ti tolgo la pubblicità. Sei un giornale semi-clandestino senza quasi lettori, ma sostenuto da “amici” che devo compiacere? Ci investo, anche se la mia pubblicità non la vedrà nessuno»

Giorgio Mulé, direttore di Panorama: «Da luglio non vedrete più la pubblicità della Telecom sulle nostre pagine”, ha scritto in un suo editoriale del giugno scorso. “Il motivo è legato a un articolo pubblicato lo scorso numero in cui si faceva il punto sul futuro dell’amministratore delegato della Telecom, Franco Bernabè. Non è arrivata alcuna smentita. Ad arrivare, invece, è stata una telefonata (per lo stesso motivo e da parte di un’altra azienda, a noi di Riviera Oggi arrivò una e mail nella quale ci veniva tolta la pubblicità perchè la nostra linea editoriale non era in linea con quella della loro azienda! Ndd) all’amministratore delegato di Mondadori.. pochi preamboli per comunicare che, a causa delle ‘punzecchiature’ di Panorama, tutta la pianificazione degli spazi pubblicitari da luglio in avanti era da cancellare»

«La Telecom, negli anni precedenti, si era adirata anche con l’Espresso, per gli articoli sugli spioni interni. E aveva protestato pure per un trafiletto nella rubrica “Riservato” che aveva raccontato l’aggressione di un suo dirigente a una segretaria»

«Dolce & Gabbana avevano invece proprio tolto la pubblicità all’Espresso e a Repubblica, per un annetto, dopo gli articoli che nella primavera 2008 avevano rivelato la megaevasione fiscale messa a segno dalla loro azienda. D&G sono una coppia molto suscettibile: non sopportarono che l’Espresso segnalasse la loro assenza ai funerali di Gianfranco Ferrè; e scatenarono la rappresaglia pubblicitaria quando il Sole 24 Ore osò recensire negativamente il loro ristorante milanese, il “Gold”»

«Il mondo della moda è capriccioso e terribile: sa che dalle pagine pubblicitarie delle griffe dipende la vita e la morte di tutti i femminili e di una buona parte dei maschili. Anche all’estero, tanto che il settimanale americano Newsweek, che aveva scatenato due dei suoi inviati, tra Stati Uniti e Italia, per fare un’inchiesta investigativa sull’omicidio di Gianni Versace, ha poi rinunciato a pubblicarla. Nel numero del 7 dicembre 1998 la copertina e il primo articolo di una sezione speciale pubblicitaria è stata dedicata a Donatella Versace»

«Alcune aziende, come le Ferrovie dello Stato, grande investitore pubblicitario ma anche frequente oggetto di articoli e inchieste, hanno rapporti   difficili con i giornali. Hanno invece rapporti splendidi: con chi le tratta bene. Non ci sono soltanto i sostanziosi investimenti pubblicitari in cambio di articoli compiacenti»

Esempi che a me fanno fare questa riflessione: tutto cio deriva da una dilagante malapolitica e che la colpa è di noi cittadini, elettori e lettori che non facciamo nulla per farsì che tutto ciò non accada, siamo vittime consenzienti. Proprio così perché pensiamo, quando siamo davanti all’urna, che i piccoli benefici personali siano preferibili a quelli comunitari. Una mentalità sbagliata e masochista che viene alla luce quando si devono tirare le somme. I conti, infatti, si fanno sempre alla fine.

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