RIMINI – Non ci sono risposte, ma, forse, qualcosa si sta muovendo: il presidente dell’Itb Giuseppe Ricci ha preannunciato infatti, al termine del convegno “Quale futuro per il nostro turismo”, la volontà di organizzare un appuntamento con tutte le sigle associative del settore per permettere di dare una risposta univoca alla procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea per il mancato rispetto, da parte dell’Italia, della libera concorrenza in tema di concessioni demaniali: “Ma è una Europa che, per colpa dei politici italiani, non ha capito cosa è il turismo balneare italiano, cosa molto diversa e unica rispetto agli altri paesi mediterranei, per non parlare del Nord Europa”.

Alla Fiera Sun di Rimini, ad ogni modo, molti sono stati gli elementi di approfondimento grazie al lavoro del direttivo dell’Itb, in primis del direttore generale Massimo Pompei. Il dibattito che si è protratto per oltre due ore ha assai appassionato i presenti ma dai politici arriva un coro unanime, “l’unione fa la forza”. Con tutte queste spaccature tra le associazioni di categoria sarà dura vedere la luce in fondo al tunnel, però. Ecco, allora, l’idea di Ricci di un “conclave”, dato che, come spiegato dall’europarlamentare Carlo Fidanza nella giornata di venerdì, il ministro Fitto sta aspettando da dieci mesi delle indicazioni univoche dal mondo del turismo balneare.

Il primo a intervenire nella sala Diotallevi, è stato proprio Giuseppe Ricci che ha ribadito con fermezza la posizione dell’associazione in merito al fardello dell’ormai celebre direttiva Bolkenstein: «Noi abbiamo continuato il lavoro dei nostri nonni, in tutti questi anni abbiamo investito tantissimo denaro oltre che sudore. Di colpo tutto questo verrebbe spazzato via dal 2016. Non dimentichiamo che l’indotto che creiamo con il turismo balneare è incalcolabile, il nostro settore è l’unico che ancora regge in uno scenario di crisi mondiale – ha affermato il presidente – A qualsiasi gara o licitazione privata noi non potremmo mai competere e dal Governo non abbiamo ancora ricevuto risposte. Ieri Carlo Fidanza ci ha avvertito che la partita è ormai quasi chiusa, abbiamo ricevuto la terza infrazione da parte della Commissione Europea, servono risoluzioni in tempi rapidissimi».

Ricci ha poi concluso il suo intervento ribadendo le sue proposte ma non lesinando una punta di rammarico nel finale: «Vogliamo divenire proprietari delle nostre imprese, chiediamo con forza la sdemanializzazione delle aree che diverrebbero così di competenza degli enti locali, facendo respirare anche le loro casse. E se chi di dovere continuerà a non ascoltarci, dalla prossima stagione non assumeremo più nessuno. Purtroppo tra gli stessi concessionari traspaiono incredulità e scetticismo, forse ancora non riescono a comprendere la gravità della situazione. Spero che prima o poi riescano a capire quello che sta accadendo».

Ha poi preso la parola Gianluca Pini, deputato della Lega Nord: “Il fatto di sdemanializzare le aree non dico che è impossibile ma è molto difficile e i tempi sarebbero lunghissimi. Noi come politici abbiamo comunque il dovere di trovare una soluzione in tempi rapidi e che sia definitiva. L’unica strada percorribile secondo me è quella di una proroga concordata con l’Unione Europea anche per la tutela degli investimenti fatti; va negoziato con Bruxelles un meccanismo di salvaguardia di questa peculiarità tutta italiana. Le Regioni non possono risolvere nulla da sole. È necessaria però un’unione di intenti tra la varie sigle sindacali, serve un piano, al massimo due, condiviso da tutti”.

“Il problema è tutto nel vedere se è possibile sdemanializzare l’area su cui insiste il manufatto (ovvero lo stabilimento balneare ndr) oppure no – è l’avvocato Domenico Ricci, esperto di demanio a parlare – Io non credo che sia necessario andare a modificare la Costituzione, basterebbe un semplice atto formale, ma qui deve intervenire la politica”.

Poi è stata la volta del giornalista di Report Emilio Casalini che ha preannunciato un nuovo servizio sui concessionari di spiaggia che andrà in onda nelle prossime settimane su RaiTre: “Dopo il servizio che ho realizzato e andato in onda a maggio ho ricevuto diverse mail di protesta da parte di diversi concessionari. Tutto ciò accade ogni volta che si fa un’inchiesta. La categoria interessata si sente danneggiata quando si denuncia qualcosa che non va. Ma i tempi dei servizi sono ristretti, avrei potuto parlare delle cose che vanno sistemate nel sistema turistico balneare italiano per altre due ore – ha detto Casalini – Sull’importo da corrispondere sui canoni demaniali in Italia vediamo cose assurde, ci sono diparità incredibili. Ad esempio l’enorme Twiga Beach di Forte dei Marmi paga quasi lo stesso di un minuscolo stabilimento 40 chilometri a sud di Palermo dove non c’è nemmeno la strada per arrivarci. Faccio un esempio, ho avuto modo di essere a Formentera per lavoro. Ebbene lì viene analizzato caso per caso, pagano un canone elevato quegli stabilimenti che hanno un parcheggio, che si trovano vicino alla stazione, che hanno gli hotel immediatamente dietro”.

Il giornalista poi si è soffermato sulla direttiva Bolkenstein: “Io credo che abbia anche qualcosa di positivo e cioè la libera concorrenza. Non è giusto che un concessionario che gestisce male il suo stabilimento debba rimanere sempre al suo posto per anni e anni. Però la peculiarità e la gestione familiare che abbiamo in Italia vanno salvaguardate ma penso che sia meglio non contestare tutta la legge, bensì farne una migliore senza dimenticare che la spiaggia è di tutti e trovando un compromesso fra Stato, gestori e cittadini”.

Anche Massimiliano Ossini, noto volto televisivo, ha voluto lanciare un appello all’unione: “Non sono un esperto di spiaggia ma per lavoro ho la fortuna di girare l’Italia in lungo e in largo. Mi sono fatto quest’idea: abbiamo 8 mila km di costa e non sfruttiamo il turismo, ci stiamo distruggendo con le nostre mani. Il consiglio che vi do è quello di rimanere uniti. Per quando riguarda la messa all’asta delle concessioni non sono favorevole. Quando porto al mare i miei bambini, posso lasciarli tranquillamente lì da soli. I gestori sanno tutto di loro e quasi prendono le veci di genitori”.

Dopo gli interventi di Arvedo Marinelli, presidente dei tributaristi italiani, e di Marianno Franzini, docente all’Università di Pavia, la chiusura è stata affidata ancora agli esponenti politici presenti in sala. Stefano Giammarini presente al posto di Armando Cirillo, responsabile turismo del Pd ha puntato il dito contro la poca attenzione che c’è nel nostro paese: «In questa situazione emergono due vizi atavici degli italiani: la divisione, senza l’unità non si combina mai nulla di buono, e il muoversi sempre in ritardo. Il problema Bolkenstein infatti è sorto nel 2002. E comunque arrivati a questo punto è necessario mettere dei paletti legislativi con non vadano in contrasto con l’Europa e riconoscere gli investimenti».

«La direttiva Bolkenstein determina un’apertura di mercato ma va a cozzare contro il sistema italiano, unico in Europa – il pensiero di Amedeo Ciccanti, deputato Udc – Premesso che a mio parere la sdemanializzazione non serve a nulla perché torneremmo punto a capo, ribadisco che le richieste vanno fatte con forza tutti insieme al Governo italiano, e non all’Europa, e in particolare al Ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi». Infine Luca Rodolfo Paolini, deputato della Lega Nord: «Il problema principale è che l’Italia in Europa conta molto poco. La Bolkenstein può anche essere giusta come principio ma poi bisogna vedere come si applica. Dobbiamo chiedere che venga messa in atto tenendo presente le particolarità di ogni stato membro. Purtroppo però devo anch’io riconoscere la divisione della categoria, ma questo accade perché ci sono interessi economici diversi dietro».

Ora servono i fatti.

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