SAN BENEDETTO DEL TRONTO-  Non  si è ancora spento l’eco per il clamoroso arresto di uno spacciatore albanese che riforniva i Vip della Riviera ed ecco che la Squadra Mobile di Ascoli e il Commissariato di San Benedetto infliggere un altro duro colpo al traffico di stupefacenti.

A cadere questa volta nella mani della giustizia sono due italiani: Amato Marchei, 31enne nativo di Jesi ma residente a San Benedetto e Nicola Carbone, 42enne originario di Messina, residente a Martinsicuro.

La coppia era da tempo nel mirino delle Forze dell’Ordine per le loro frequentazioni di ambienti dove l’uso di droga è frequente. Nel pomeriggio di sabato 16 ottobre sono stati colti sul fatto dalla Sezione Antidroga mentre, a bordo di una Renault Megane di proprietà del Carbone, si stavano lentamente affiancando ad un’altra macchina.

Anche se hanno agito con rapidità gli agenti hanno notato chiaramente che il Marchei stava ricevendo del denaro dal guidatore dell’altra autovettura. A questo punto gli uomini dell’Antidroga sono intervenuti sorprendendo tutti e bloccandoli ai loro posti.

A perquisizione avvenuta nelle tasche del Marchei venivano trovati degli involucri contenenti tre grammi di cocaina, uno dei quali era destinato al cliente che aveva appena pagato e di cui lo stesso ha ammesso il commercio in corso. Subito dopo per i due sono scattate le manette e si è proseguito alla perquisizione degli appartamenti.

Nella casa del Carbone sono stati scoperti 60 grammi di cocaina allo stato puro, 6 grammi di hashish, un sacchetto con la mannite, sostanza da taglio, un bilancino elettronico di precisione ed una pressa elettrica per la confezione dei panetti di coca. In un cassetto sono saltati fuori nove mila euro in contanti in banconote di piccolo taglio, somma sequestrata perché ritenuta il provento dell’attività di spaccio.

L’arsenale trovato fa pensare ai due come spacciatori di professione. Ora le indagini proseguono per cercare di risalire alla fonte dell’approvvigionamento e il giro di clienti. Intanto Marchei si trova rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto mentre Carbone in quello abruzzese di Castrogno a disposizione delle Procure picene ed abruzzesi.

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