SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Ci vuole sicuramente un aumento di fondi per la sanità pubblica nel Piceno. Siamo di fronte a grossi tagli dallo Stato, ma stavolta abbiamo le condizioni per dare una svolta virtuosa, perchè sia Ascoli sia San Benedetto sembrano d’accordo sull’istituzione dell’azienda ospedaliera unica”.
Parla così l’assessore regionale con delega al Piceno Antonio Canzian, relatore giovedì pomeriggio di fronte alla commissione Affari Sociali convocata in Comune. C’era anche l’altro assessore regionale proveniente dal Piceno, l’Idv Sandro Donati.
“Per risollevare ancora di più i bilanci della sanità nelle Marche del sud dobbiamo puntare su reparti specializzati, che però hanno un costo. Mentre lo Stato ci taglia i fondi anche se siamo una Regione virtuosa. Dopo cinque anni il modello gestionale dell’Area Vasta non ha dato i frutti che doveva dare, e non è stata espressione della necessaria integrazione fra gli ospedali di Ascoli e di San Benedetto”.
Integrare i due poli ospedalieri, torna il leit motiv delle recenti politiche sanitarie. Sia per Canzian che per l’assessore comunale Loredana Emili “non possiamo avere due ospedali con reparti fotocopia nell’arco di 30 km, non è sostenibile”.
Bisognerebbe dunque perseguire la scelta dell’azienda ospedaliera unica, che sembra un concetto appoggiato trasversalmente dalle classi politiche delle due città.
“Non stiamo messi così male”, aggiunge poi Canzian, sostenendo che ad Ascoli c’è un reparto di Emodinamica attivo 24 ore su 24 e che a San Benedetto sarà istituito il reparto di Neurochirurgia, anche se (e non piacerà molto ai medici coinvolti) “non ci è possibile dare un cronoprogramma, non abbiamo ancora i fondi, è difficile la programmazione in questa fase”.

Per Donati il modello di una azienda ospedaliera Marche Sud (abbinata a una realtà simile Marche Nord) permetterebbe di ridurre la mobilità passiva, diminuendo le spese pubbliche per le cure extra Regione e incamerando risorse dagli abruzzesi e dai romagnoli che vengono a curarsi nei due poli di confine.

DUBBI E RECRIMINAZIONI La commissione ha ospitato anche interventi critici. Per la presidente, il consigliere comunale Idv Palma Del Zompo, bisogna chiedersi come arrivare all’azienda ospedaliera unica senza che essa sia una scatola vuota, senza fondi. Per Giorgio De Vecchis (Futuro e Libertà per l’Italia) “soffriamo ancora l’Anconacentrismo, ma qui si pagano le tasse come nel resto delle Marche. Non ci sono scuse, se la Regione Marche a livello complessivo è stata virtuosa e ha i conti a posto, non possiamo pagarne il pegno noi piceni. L’ospedale di San Benedetto è sottodimensionato quanto a strutture e personale, dovete tenerne conto”.

Il repubblicano Antonio Felicetti ha commentato: “Se dal nostro ospedale scappano i medici, volete che non scappino i cittadini?”, mentre il dipietrista Francesco Bruni, primario all’ospedale civile, ha sottolineato: “Negli ultimi anni sono stati fatti investimenti sbagliati, mi chiedo come mai ci sono dodici psichiatri in questa Zona. Magari con tre psichiatri in meno e tre urologi in più potremmo garantire tempi di attesa minori per le biopsie prostatiche”.

E’ intervenuto anche il Presidente provinciale dell’Ordine dei medici, Antonio Avolio: “C’è un poco di confusione sui modelli organizzativi che la Regione intende adottare, ma è importante chiarire, sia per gli utenti che per i medici. Non vorremmo che una fusione fra Ascoli e San Benedetto comportasse una diminuzione nei servizi. Va bene favorire la creazione di reparti medici di eccellenza, però i tempi di attesa non devono aumentare. Nè si deve verificare una diminuzione delle prestazioni di routine”.

L’assessore regionale Canzian ha chiosato la seduta invitando la classe politica a continuare ad avere fiducia nel modello organizzativo degli Ospedali Riuniti, “un unico contenitore amministrativo, propedeutico alla realizzazione di una azienda ospedaliera da riempire con specializzazioni di alto valore. Guardate, a ben vedere non è vero che i nostri due ospedali siano così debilitati, anche se ci vuole più attenzione dalla Regione. Qui bisogna tutti stringere i denti e abolire i campanilismi”.

Il periodo è quello che è, conclude Canzian, citando questo esempio: il Governo dice che le Regioni possono assumere nuovo personale medico e paramedico solo nell’ordine di grandezza del 20 per cento di tutti i pensionamenti. “Noi ad Ancona abbiamo fatto una forzatura normativa per portare questo limite al 70 per cento, ma non sappiamo se reggerà”.

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