fotoservizio a cura di Giuseppe Troiani

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’eleganza di Gino Paoli al Palariviera in una serata all’insegna della musica d’autore, quella del 13 ottobre,  festa di San Benedetto Martire. Con un artista che ancora oggi riesce a emozionare e soddisfare i gusti musicali di diverse generazioni, in una performance organizzata dall’agenzia Piceno Eventi di Piermario Maravalli.

Da più di cinquant’anni il cantautore genovese interpreta brani conosciuti da tutti, un sempreverde che riesce a coinvolgere anche i giovani narrando le storie della vita, del mare, dell’amore. Paoli è da sempre uno dei più grandi autori della musica italiana, un cantante e un artista senza tempo.

Fa parte di quella che nella storia musicale italiana è conosciuta come la Scuola Genovese, cinque festival di Sanremo, collaborazioni con numerosi colleghi alla realizzazione di album e di singoli di successo, ha composto musiche per colonne sonore di molti film.

Tutte le canzoni nel concerto di martedì sono storie raccontate con eleganza da un narratore dove il tempo sembra non esistere, dove la poesia altro non è che una “Pazza signora che non si sa dove e quando apparirà”.

Indubbiamente un uomo in cui la sua esperienza di vita ha inciso sulla saggezza che riesce a comunicare, dove l’uomo e l’artista si uniscono senza riuscire a scindersi in una liaison attraverso la quale la professione riesce a creare sublimità grazie a emozioni vissute, in versi che altro non sono che poesia cantata su di un palco in una serata di ottobre.

Le sue parole sono descrizione di sè stesso e delle proprie emozioni: “La canzone è arte povera, un vantaggio che l’autore ha e che diventa attrezzo per chi la usa come mezzo di comunicazione per trasmettere quello che l’artista desidera” e ancora “Poiché non ho mai scritto nè cantato per ricevere qualcosa ma bensì per far porre dei perché” e “So di certo che la vita non è quello che la TV fa vedere ma ben altro “.

Sulla presentazione della canzone “Sapore di sale” il cantautore, che non la reputa più una sua creatura ma bensì della gente, trova un certo imbarazzo nel cantarla e la fa intonare al pubblico. Si crea un coro disarmonico.

Le persone che non riuscivano a cantare secondo i tempi «Sapore di sale» sono state avvolte dal calore della voce del cantautore e finalmente si riesce uniformemente ad intonare le giuste note ed è subito vitalità sonora.

Un passato al quale indubbiamente non si riesce a rinunciare, con questo Gino Paoli conclude uno spettacolo in memoria dei classici di ieri facendo impazzire letteralmente le anime sulle note di «Una lunga storia d’amore», «Quattro amici al bar» , «Senza fine», «La gatta», «Il cielo in una stanza» e ormai la poesia conosciuta da molti «Averti addosso».

Il cantautore genovese che ha suonato durante il concerto il pianoforte ha goduto della collaborazione di Riccardo Cavalieri alle chitarre, Marco Caudai al basso, Dario Picone alle tastiere, Vittorio Riva alla batteria e Salvatore Piedepalumbo alla fisarmonica.

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