SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prosegue l’avventura del Qoll, il primo Festival nazionale dei Quotidiani Online locali. Venerdì mattina presso il palazzo Bice Piacentini al Paese Alto di San Benedetto, tavola rotonda dal titolo “Cave Canem: giornalismo, opinione pubblica e potere locale nell’era del federalismo all’italiana”.

Moderata da Luigi Cava presidente dell’IPI, Imprese Promozione Italia e da Camillo Di Monte, presidente IIRIS, Istituto Italiano di Ricerca e Informazione Statistica e con la partecipazione di Matteo Bini, giornalista e pioniere della comunicazione sul web, i finalisti del Qoll hanno discusso per un paio d’ore, in un confronto molto coinvolgente, di tutte le caratteristiche e le problematiche concernenti il mondo dei quotidiani online.

Qual è l’utente dei nuovi media locali? Come si caratterizza rispetto al resto dell’opinione pubblica? Quanto sono in grado i giornalisti locali di pubblicare notizie e commenti scomodi per gli enti che governano il proprio territorio? Se l’attuale processo di decentramento delle competenze amministrative dovesse andare avanti, come si configurerà il ruolo dei media territoriali sul piano del controllo del paese?

Questi sono stati alcuni degli interrogativi ai quali hanno tentato di rispondere gli editori, i redattori o i direttori delle 21 testate selezionate per l’atto conclusivo del festival, alternandole ad alcune riflessioni sullo stato di salute dell’informazione locale online e, sulla base delle rappresentazioni che essa ne dà, a considerazioni sullo stato presente nel nostro Paese.

Grande spazio è stato dato anche alla discussione sulla presenza o meno dei commenti dei lettori all’interno dei giornali e del loro più recente spostamento sul social network, Facebook in maniera particolare. Interessante anche il dibattito sulla presenza di una sorta di sudditanza all’interno dei piccoli giornali online nei confronti del potere politico. Se c’è chi ha sostenuto l’esigenza di utilizzare nei confronti degli esponenti politici “il bastone e la carota” d’altro canto c’è chi ha negato tale sudditanza parlando di ruoli ormai rovesciati, che vedono il politico avere paura del giornale e non viceversa, oppure sul dubbio se concedere o meno pubblicità ai politici in cerca di visibilità nei periodi di campagna elettorale.

«È dovere del giornalista fare il giornalista e pubblicare le notizie – ha affermato Matteo Bini – cercando di essere il meno faziosi possibile. È innegabile tuttavia che il problema delle querele sia vivo e sentito all’interno di ogni realtà. Per porre rimedio a ciò l’unica soluzione che intravedo attualmente è quella di creare sinergie tra avvocati e giornalisti e dar vita così a degli scambi tra le due figure: il primo può pubblicizzarsi sul giornale e l’altro può avere assistenza legale ».

«Infine – conclude il giornalista – vorrei sottolineare come creando una rete e unendosi tutti insieme i giornali online possano trovare soluzioni a molti problemi. Il Qoll è una grande possibilità che speriamo si concretizzi in libertà d’informazione in Italia».

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