SAN BENEDETTO DEL TRONTO-  I Carabinieri  della Compagnia di San Benedetto coadiuvati nella fase iniziale dai colleghi della stazione di Monteprandone, hanno fatto piena luce su una complessa vicenda relativa alla tentata estorsione di due milioni di euro in danno di un imprenditore di Monteprandone, compiuta secondo le indagini da tre noti e pericolosi pregiudicati di origine siciliana provenienti dal messinese su incarico di  un noto imprenditore del luogo, già socio della vittima, che a sua volta si è avvalso del fondamentale contributo di un intermediario, anch’egli imprenditore ascolano.

Dopo quasi tre anni di laboriose indagini, con l’ausilio di complesse attività tecniche, i militari dell’Arma hanno fatto piena luce su una vicenda che ha segnato profondamente la vita della vittima oggetto di pesanti minacce.

Alle prime ore di giovedì 6 settembre in contemporanea con Ascoli, Ancona e Sulmona, i Carabinieri del Comando di San Benedetto , in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il tribunale di Ascoli Carlo Calvaresi, su richiesta del PM Ettore Picardi hanno tratto in arresto per “tentata estorsione, danneggiamento seguito da incendio e lesioni personali gravi” il tutto in concorso continuato  tre siciliani, tutti pregiudicati e sorvegliati speciali di Pubblica Sicurezza.

Si tratta di Gaetano Abaco, 38enne nato a Niscemi (Caltanisetta) residente a San Benedetto,  già in carcere per altre accuse, Nicola Maria Giuseppe Bella., 36 enne nato a Caltanisetta, già in carcere per altri reati e Filippo R. nato a Mazzarino (CL), 31enne, residente a San Benedetto, già agli arresti domiciliari presso l’abitazione di residenza, considerato la “mente” del terzetto.

A questi si aggiungono Giulio De Angelis, 50enne nato a Cermignano (TE), residente a Monteprandone, imprenditore, pregiudicato  ritenuto il mandante dei tre capi di accusa contestati e Marco Valentini, 53enne nato e residente ad Ascoli Piceno, imprenditore ed intermediario fra le parti.

La vicenda inizia nel maggio del 2007, con l’arresto di Giulio De Angelis con l’accusa di violenze sessuali, minacce ed abuso di autorità ai danni di tre giovani dipendenti che lo denunciarono.  La vicenda creò subito forti contrasti tra i due soci dell’azienda di Monteprandone in cui secondo le denunce si sarebbero svolte le violenze di Giulio De Angelis, soprattutto per il ruolo di testimone assunto dall’altro socio, ora vittima. Contrasti che in breve tempo portarono alla divisione societaria.

La vittima il 3 marzo 2008 ricevette la richiesta estorsiva di 2 milioni di euro,  ad opera del terzetto di siciliani,  con minacce di morte in caso di mancato pagamento e con l’ulteriore intimazione a ritirare le denunce contro De Angelis per la vicenda penale relative alle violenze sessuali ed ad un’altra vicenda correlata, questa volta a carico della figlia del De Angelis, la quale aveva a sua volta minacciato le tre vittime.

Il 15 marzo 2008 l’incendio della macchina, una Mercedes classe E con la sua totale distruzione ed infine il 9 maggio 2008 l’aggressione da parte di sconosciuti che gli tesero un agguato mentre faceva ritorno a casa presso l’abitazione a San Benedetto che gli causarono lesioni gravi con varie fratture per cui ricevette una prognosi di 90 giorni dall’Ospedale Madonna del Soccorso.

Prima dell’aggressione subita la vittima aveva trovato la forza di denunciare il tentativo di estorsione presso il Comando Stazione dei Carabinieri di Monteprandone. Fu questo episodio a dare l’avvio alle indagini risultate laboriose, da qui il nome di operazione “Tormentone”, condotte con l’ausilio di sofisticati strumenti tecnologici.

Le attività investigative sarebbero state rese particolarmente difficili per lo spessore criminale e la scaltrezza di tutti gli indagati e per altre vicende criminali a carico dei tre siciliani che si sono sovrapposte a quella in esame, che hanno comportato per quest’ultimi lunghi periodi di detenzione.

Nel frattempo si era accertato che i due milioni di euro erano necessari al De Angelis per avviare una attività imprenditoriale in Sardegna, mentre i tre del “commando” avrebbero già ricevuto 15 mila euro dallo stesso De Angelis tramite Marco Valentini, fino ad oggi l’unico incensurato, quale compenso per i diversi “raid” portati a termine.

Filippo R., Giulio De Angelis e Marco Valentini sono stati rinchiusi nel carcere di Marino del Tronto, mentre Gaetano Abaco, collaboratore di giustizia,  si trova detenuto nel carcere di Sulmona e Nicola Maria Giuseppe Bella  36 anni, anche lui siciliano, già detenuto ad Ancona si trova nella stesso carcere anche con l’accusa di aver fatto parte di una banda malavitosa che avrebbe chiesto il pizzo a vari locali e night club sulla costa adriatica.

Sono in corso ulteriori accertamenti per la posizione di due albanesi, già individuati dai Carabinieri, quali probabili autori materiali della brutale aggressione ai danni della vittima avvenuta il 9 maggio 2008.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.511 volte, 1 oggi)