ROMA – Rigatoni con sugo di coda, coda alla vaccinara e trippa alla romana, contornata da cicoria di campo, olio, aglio e peperoncino, Frascati doc come vino da parte romana; polenta invece in salsa leghista e lambruso dell’Emilia. E’ finita con una “magnata” all’insegna del “volemose bene” lo scontro tra Roma e il nord leghista, iniziato una settimana fa da una sgradevole smargiassata di Umberto Bossi che aveva decrittato l’acronimo S.p.q.r. come “Sono Porci Questi Romani”, scatenando le solite infinite polemiche, le retromarce, le male interpretazioni, le scuse.
Stavolta, però, s’è finito in grande e davanti a Montecitorio la politica italiana s’è incontrata per una bella “magnata”, tanto per confermare la vox populi. C’erano tutti o quasi: il sindaco Alemanno, la presidente del Lazio Polverini, lui, il senatur Umberto Bossi, e poi il presidente del Veneto Zaia, il ministro La Russa, l’altro ministro Calderoli, e tanta, tanta gente. Qualcuno, accorso per partecipare al “magna magna”, altri, per contestare l’incontro che ha poco di politico e molto di “popolaresco”.
Lo chef romano, Mimmo del ristorante “Mattarelli” a Testaccio, ha detto: “Vogliamoci bene, penso che questa sia una riappacificazione, anche se ogni tanto le battute le facciamo anche qui a Roma”.

Villiam Pellacani da Cavezzo, in provincia di Modena, non la pensa proprio uguale: “Per raggiungere la Padania libera dobbiamo fare di necessità virtù. La cosa più buona è l’indipendenza della Padania. A noi sta bene la Padania indipendente e Roma indipendente, poi tra vicini ci si può dar anche la mano”.
Alla fine, vien da chiedere: anche stavolta, chi paga?

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