SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Consiglieri comunali che studiano l’ultima delibera di giunta sulla cosiddetta Megavariante (in allegato puoi scaricarla integralmente sul tuo computer in formato pdf), tecnici comunali che ne spiegano il contenuto. Dubbi, chiarimenti, risvolti sull’operazione che dovrebbe portare al Comune una serie di opere pubbliche e il terreno da girare alla Fondazione Carisap per la sua “Grande Opera” ad uso pubblico. In cambio di diritti edificatori ancora da quantificare esattamente (in prima istanza si parlò di 300mila metri cubi) in concessione ai privati disposti a investire nelle opere pubbliche.
La commissione consiliare Urbanistica si è riunita mercoledì pomeriggio per la seconda volta sul tema. Messe da parte le accese polemiche sulle volumetrie dei residence, messi da parte i conflitti istituzionali con la Provincia sempre più lontani da una loro composizione positiva, il clima fra i banchi è sereno e collaborativo.
Il presidente della commissione Luca Vignoli (Pdl) ha sollevato una questione giudicata concordemente “costruttiva e non peregrina”, “meritevole di riflessione e approfondimento”. La questione in sostanza è questa: nell’atto di indirizzo approvato a dicembre scorso dal consiglio comunale la porzione di territorio comunale che poteva essere interessata dalla concessione dei diritti edificatori per l’accordo di programma andava dal mare all’autostrada A14 e dal torrente Acquachiara al fosso collettore della Sentina.

L’ultima delibera di giunta, invece, restringe la porzione di territorio, escludendo la fascia fra l’autostrada e la Statale Adriatica in quanto “tale porzione è in gran parte collocata in ambito collinare, e pertanto meno adeguata a ricevere nuove urbanizzazioni” e perchè “le rimanenti aree comprese nella medesima fascia non risultano idonee ad ospitare nuovi insediamenti, per la loro conformazione e per le prospettive di sviluppo già individuate”.

Il dubbio espresso da Vignoli, dunque, è quello che alcuni proprietari terrieri nella fascia fra autostrada e Statale potrebbero sentirsi “danneggiati” dall’esclusione, proponendo ricorsi che potrebbero rallentare o bloccare l’iter dell’accordo di programma. Inoltre la prima delimitazione discende da un atto di consiglio comunale, la seconda invece da una delibera di giunta, dal potere che potrebbe essere definito meno cogente.

Il sindaco ha risposto dicendo che “il tema è degno di una ulteriore riflessione”.

Nella riunione, alla domanda del consigliere Lina Lazzari (Pd) sull’eventuale possibilità che le Ferrovie dello Stato riconoscano un quantum economico al Comune che realizzerebbe una nuova sottostazione ferroviaria (investimento a carico dei privati), il sindaco Gaspari ha risposto: “Difficile attendersi una corresponsione di qualcosa dalle Ferrovie. Vorrei ricordare che negli anni passati il Comune intentò già vie legali per la presenza dell’elettrodotto di via Bianchi e della sottostazione, generatrice di campi magnetici, vicino ad una scuola. Ebbene, dovemmo fermarci di fronte alla considerazione perorata da Rete Ferroviaria Italiana che la scuola venne costruita successivamente alla sottostazione ferroviaria, quindi non si poteva sperare in uno spostamento dell’impianto a loro spese”.

Infine un’altra precisazione sulla indicazione della dimensione dell’area da “girare” alla Fondazione Carisap (15mila metri quadri). La risposta è stata che 15mila metri quadri sono più o meno la dimensione dell’area Ballarin, quella che inizialmente avrebbe dovuto ospitare la Grande Opera.

Nei giorni scorsi, il sindaco Gaspari ha ribadito che la megavariante non sarebbe estranea al progetto del nuovo piano regolatore e che nel dialogo competitivo fra le proposte imprenditoriali “si danno punteggi alti alla capacità di aggregare piccoli proprietari terrieri nel quadro dell’accordo”.

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