dal settimanale Riviera Oggi numero 838

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una voce corposa e ricca che sa padroneggiare tanto i suoni acuti quanto quelli gravi e medi è la grande dote della giovane soprano sambenedettese Giuseppina Piunti. Reduce da un’esibizione all’auditorium comunale “Tebaldini” di San Benedetto dove, accompagnata al piano dall’eccellente Isabella Crisante, ha riscosso applausi e consensi, la signora Piunti ha acconsentito a svelare i segreti e l’amore che la legano al canto.
Com’è nata la sua passione per la lirica in una città, San Benedetto, che non offre mezzi ed opportunità per potersi accostare a quest’arte?
«Non so se ha letto il libro di James Hillman “Il codice dell’anima”, dove l’autore afferma che in noi vive un daimon incarnato, un istinto, un’indole che prima o poi si manifesta. Il mio destino, la mia vocazione era cantare. E cantavo sin da piccolina. Mia madre mi iscrisse ad un concorso per bimbi tipo “Il pesciolino d’argento”, ma poi non vi ho voluto partecipare. Ho però incontrato il pianoforte a 9 anni e sono diventata prima pianista. Ho visto la mia prima opera lirica a Macerata. Fu una folgorazione. Era una “Carmen”: una cosa abbastanza profetica visto che adesso canto molte Carmen! Ma ero già grande, frequentavo la facoltà di Lingue all’Università di Macerata. Dopo il diploma di pianoforte, un’insegnante di Pescara, la Michelini, con la quale facevo il perfezionamento pianistico, mi sconsigliò di tentare la carriera come solista di pianoforte, in quanto molto dura e selettiva, e mi indusse a provarmi nel canto. Ho fatto il mio primo vocalizzo a 24 anni. Con una lettera di presentazione mi indirizzò ad Emma Raggi Valentini, che era ripassatrice di spartito di gente come Del Monaco. Insegnava a Pesaro e le chiesi di fare un’audizione».
Cosa la affascina maggiormente del canto lirico?
«Trovo che sia un’arte meravigliosa, che coniuga in sé vari aspetti: la musica, il canto, la recitazione, la teatralità. L’opera è uno spettacolo globale».
Qual è stata la sua prima importante esibizione?
«Il mio debutto, nel 1995, proprio al Ventidio Basso. Avevo una piccola parte: ero Kate Pinkerton nella “Madama Butterfly”. Molti miei colleghi di allora li ho poi incontrati nuovamente nel corso della carriera».
In cosa San Benedetto, città poco incline alla cultura musicale melodrammatica, è stata d’aiuto alla sua carriera?
«Qui ho iniziato i miei studi pianistici. Frequentai prima il “Bozzoni”, al Paese Alto, poi il “Vivaldi” che era l’unico Istituto musicale della zona. Col Maestro Di Matteo, che purtroppo ora è scomparso, ho fatto tutto il mio percorso di studi pianistici. La formazione ricevuta è di grande aiuto nella mia attuale carriera, perché completa».
Lei possiede una vocalità “ibrida”, che la colloca fra le soprano “falcon”. Può spiegare ai nostri lettori, cos’è un soprano falcon?
«Al di là delle divisioni base delle voci femminili (soprano, mezzosoprano e contralto, ndr), anche all’interno di un registro di soprano, la voce più acuta femminile, si possono distinguere varie sfumature: soprano leggero, leggero di coloratura, drammatico, drammatico d’agilità, lirico, lirico spinto. Tra queste vi è anche il soprano Falcon, dal nome della cantante francese che creò uno stile specifico: voce brunita e centri abbastanza potenti rispetto ad un soprano la cui voce, nelle note gravi, è più flebile. E’ una variante del soprano drammatico ed ha caratteristiche ibride appunto perché a metà tra il soprano e il mezzo soprano».
Tra gli impegni futuri spicca una partecipazione alla “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni, diretta da Mario Martone.
«Il 16 Gennaio avverrà il mio debutto alla Scala di Milano. Sarò Lola, un piccolo ruolo, però, drammaturgicamente importante. Sono contentissima: esibirsi alla Scala è l’aspirazione massima di ogni cantante d’opera. Canterò molto anche all’estero. A Marsiglia, dove ho già interpretato un’opera di Menotti, tornerò come Carmen. Lì mi esibirò anche in uno “Stabat mater” di Rossini. Inoltre, esordirò a Montecarlo, nel “Mefistofele” di Boito, nel ruolo di Elena».
Quant’è importante l’aspetto teatrale dell’opera? E soprattutto: il sapere recitare è una dote innata o la si acquisisce con dei corsi ad hoc?
«La rappresentazione scenica nell’opera lirica è la mia passione. Mi piace lavorare con i registi, dare molto sul piano della recitazione per coinvolgere il pubblico. Ai cantanti di oggi si chiede sempre maggior professionalità in tal senso. Nel mio caso, quando sono finita a studiare a Bologna, dopo Pesaro, di mia iniziativa mi sono iscritta ad un’Accademia di recitazione teatrale per curare la dizione ed imparare delle tecniche. Il corso mi ha aiutata perché i registi con i quali lavoro apprezzano la mia versatilità».
Si è esibita recentemente anche a San Benedetto. Che effetto le ha fatto ricevere gli applausi nella sua città natale?
«Sono stata accompagnata al piano da Isabella Crisante, che ha anche presentato la serata ed ha reso possibile a tutti, esperti e non, di apprezzare il repertorio. Un repertorio difficile e vario che ho avuto il piacere di proporre e di vedere apprezzato».

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