SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Samb è una famiglia? Stavolta, occorre dire di sì. Forse mai un presidente come Sergio Spina è stato amato dalla tifoseria più di Sergio Spina: i supporters lo sentono “uno di loro”, uno che a volte eccede in passione (qualche dichiarazione a caldo di troppo, il cuore che va oltre quando siede in panchina) ma, si sa, i tifosi vogliono un presidente passionale, prima di tutto, vincente, anche.
Attorno a sé, affiancato dal vicepresidente Claudio Bartolomei, conosciuto nella primavera del 2009 quando Spina tentò la disperata impresa di salvare la Samb in C1 (poi naufragata con conseguente cancellazione dai professionisti), Spina ha costruito un gruppo che, prima di tutto, è un gruppo di sambenedettesi, appassionati di Samb, ma anche amici fidati del presidente. Il direttore sportivo è Giulio Spadoni, scelto fin dal primo istante, sambenedettese. Nella dirigenza un ruolo ce l’ha anche Pierluigi Tassotti, anche lui di San Benedetto. Altro socio è il commercialista Roberto Pignotti, tifoso doc e anche lui di San Benedetto. Infine lo staff tecnico: tre sono gli allenatori che si sono succeduti: prima Pasqualino Minuti, contestato da una parte della tifoseria ma anche lui di San Benedetto, poi Ottavio Palladini, su cui non è il caso di spendere altre parole. Infine Tiziano Giudici. Che è di Cupra Marittima come Sergio. E che Spina ha portato a San Benedetto dopo averlo corteggiato a lungo, senza successo.
Vediamo perché. Nell’estate 2009 Giudici era ad un passo dall’accettare la Samb, anche se si trovava a Monte San Giusto, alla sua terza stagione, dopo una promozione e un ottimo campionato (e non gli mancavano possibilità di arrivare in C1, il San Marinò sondò il terreno). La Samb però andò in Eccellenza e a quel punto l’ipotesi Giudici tramontò. Non è un mistero che Spina abbia contattato Giudici anche nella scorsa primavera, decidendo però infine di confermare Palladini per l’avventura in Serie D. Scelta lucida e saggia, perché era giusto dare ad Ottavio la possibilità di guidare il suo gruppo anche in Serie D, tentando di vincere. Lo scrivemmo e lo confermiamo ora: a parti inverse (cioè se un altro allenatore e non Ottavio avesse avuto una “falsa partenza”) a quest’ora Spina sarebbe sotto accusa. Questa estate, poi, la Sangiustese – dove comunque Giudici era stato confermato – non si è iscritta alla Seconda Divisione, così il tecnico di Cupra si è trovato senza squadra. Nei giorni scorsi il Giulianova l’aveva cercato e, Giudici era prossimo ad accettare.
Lo scriviamo perché per molti, l’avvicendamento tra Palladini e Giudici è stato “pilotato”. Occorre ricordare che Palladini è andato via per propria scelta e non per imposizione di Spina. Certo: Spina non dovrebbe cedere ad affermazioni a caldo come dopo la gara con il Fossombrone. Palladini, dopo averle apprese, si è sentito sfiduciato e ha preferito non continuare ad essere sulla “graticola” per ancora diversi mesi. Difatti Ottavio – ma, occorre dirlo: qualsiasi altro allenatore, Giudici compreso – poteva andare avanti in tranquillità solo occupando stabilmente, fin da subito, la prima posizione, zittendo in questo modo qualsiasi critica. Per la Samb la seconda posizione, in Serie D, è una prova di nervi costante, ed è questo il motivo per cui è rimasta in questo campionato per sei anni: l’ambiente va in sofferenza, i giocatori ne risentono, tutto salta alla prima difficoltà. Dobbiamo anche dire che a nostro avviso Palladini avrebbe fatto meglio – per quel che lo riguarda – a non dimettersi, a “resistere”, a dimostrare sul campo quel che vale. Sarebbe stata dura ma forse ne sarebbe valsa la pena, anche perché l’intero spogliatoio e la tifoseria erano tutte dalla sua parte. Se poi i risultati non fossero arrivati, naturalmente l’esonero avrebbe sancito un addio più amaro. Non sappiamo se Ottavio, “da grande”, voglia fare l’allenatore. Non ci dispiacerebbe, anche, che avesse un ruolo dirigenziale nella Samb: è una persona a cui tutti vogliono bene e di cui tutti si fidano.
Ultime parole su Tiziano Giudici. Può essere definito in molti modi ma sicuramente non come un complottista, anzi. E’ “un pezzo di pane”, si è sempre comportato bene dove è stato, preferisce un calcio offensivo quando possibile. E’ anche un grande motivatore (chiedere ad esempio a Giandomenico, trascinatore alla promozione della Sangiustese dopo che era stato considerato un calciatore finito). Se andrà bene a lui, andrà bene alla Samb, e tutti ne saranno contenti.

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