Da Riviera Oggi n.839, in edicola.

Cinque anni da consigliere nel direttivo di Confindustria Giovani per poi approdare, a quarantun anni alla Presidenza provinciale della sezione Turismo. Massimo Forlì, eletto all’unanimità lo scorso maggio, è un fiume in piena nel proporre idee e soluzioni per il rilancio di un Piceno comunque in ripresa rispetto alle estati precedenti: «Il miglioramento si percepisce, soprattutto se facciamo riferimento al 2009, decisamente l’anno più delicato».

Quindi ci si può ritenere soddisfatti…

«Possiamo dire che è andata bene. A giugno l’affluenza non è stata un granchè, a luglio è stata normale, mentre agosto è stato decisamente sopra le aspettative. Un grazie però va detto al clima, che è stato clemente».

A tal proposito, recentemente ha criticato proprio l’atteggiamento di quegli imprenditori che secondo lei tendono a ringraziare troppo il meteo per l’esito positivo di un’annata.

«Sì, intendo dare una sferzata alla categoria che si limita a ringraziare Dio per averle donato sole e belle giornate. Non possiamo più permettercelo. Inoltre, non possiamo più aspettare che il cliente arrivi, dobbiamo conquistarlo. Gli italiani oggigiorno optano per l’Italia, ma allo stesso tempo la concorrenza è agguerrita, soprattutto nella costa Adriatica. Voglio che ci sia un cambio di mentalità. Ovviamente i mesi di punta sono tre, ma dobbiamo cominciare a dare servizi anche nei restanti nove, valorizzando le bellezze dell’entroterra, che non hanno eguali. Ma non basta».

In che senso?

«Nel senso che non basta tenere aperto un ristorante o un albergo in inverno o primavera. E’ necessario che siano frequentati. Stare aperti per rimetterci dei soldi non avrebbe senso. Ecco allora che è fondamentale un piano di marketing territoriale, preciso e serio. Appena insediato ho scritto a tutti i sindaci della provincia per creare una rete di collaborazione che dia nel tempo dei frutti. Tuttavia penso che in ruolo centrale debbano recitarlo anche i cittadini. Ancor prima di aprire uno chalet infatti serve senso d’appartenenza ed amore per le proprie origini. Un turista ama sentirsi accolto e l’accoglienza la può dare solo un cittadino innamorato del proprio paese».

Crede possa bastare?

«Reputo sia fondamentale. Un visitatore ben ricevuto, che percepisce forte radici da parte di chi abita quei luoghi, torna a casa soddisfatto. E la soddisfazione porta ad un passaparola positivo, che a sua volta regala nuovi visitatori. Il turismo a mio avviso è come un’azienda».

Nell’ambito di quella destagionalizzazione che lei auspica, ritiene che il PalaRiviera, attivo ormai da dieci mesi, stia svolgendo un ruolo concreto in tal senso?

«Fausto Calabresi sta svolgendo un lavoro straordinario e ha tutta la mia stima. Sono soddisfatto che finalmente ci sia una location per ospitare congressi e grandi eventi, ma non siamo gli unici ad avere simili strutture. Bisogna pubblicizzarsi e non solo alla Bit. E’ basilare ad esempio che si partecipi pure alle Borsa del Turismo Congressuale, a cui il Piceno ha deciso di aderire dal 2010».

Ultimamente è tornato alla ribalta il caso “Miss Italia”. Sarebbe d’accordo ad un ritorno in Riviera della kermesse?

«Miss Italia fa parte di quella serie di iniziative da valutare con attenzione ed interesse. Non mi interessano le polemiche di partito, preferisco andare dritto al contenuto. Se toccasse a me scegliere, analizzerei ogni evento singolarmente, sedendomi ad un tavolo. “Quanto costa?”, “Quanto mi fa incassare?”, “Il ricavo vale la spesa?”. Queste sono le uniche domande da porsi. Basta con la politica del per forza contro».

Quella appena conclusa verrà ricordata come l’estate delle ordinanze e della guerra alla Movida. Non possiamo non chiederle un suo parere.

«Non siamo Ibiza, né tantomeno Riccione o Rimini. Siamo diversi, possediamo un target rappresentato prevalentemente da maturi-anziani, che è importante mantenere sponsorizzando ulteriormente le mete religiose e i piccoli comuni, molto amati dagli over 50. Un aspetto questo che rientra nel discorso di destagionalizzazione che facevo prima e che ci consentirebbe di essere attivi ad agosto come a dicembre. Ciò non significa però che la movida vada spenta, anzi. I giovani non devono scappare e mi interessa molto il progetto lanciato da Gaspari sullo spostamento dei “decibel” al Porto. La mia speranza è che si possa concretizzare e che non ci si fermi alle parole».

I locali del lungomare però rimarrebbero lì dove sono.

«E’ vero. Ma penso che la movida vada organizzata anche dagli stessi stabilimenti. Se gli chalet si adeguassero con tetti suono e licenze varie non ci sarebbero troppi problemi. Serve imprenditorialità da parte dei diretti interessati che devono per forza di cose investire ed adeguarsi alle regole. Comune e proprietari dei locali comincino a discutere e programmino fin da ora l’estate 2011. Non si ricommetta l’errore di quest’anno, quando ci si è mossi l’11 agosto».

Un appuntamento fisso dell’estate infine è da sette estati la Notte Bianca. Come giudica tale appuntamento?

«Non ha niente a che vedere con il concetto di turismo. E’ turismo tutto ciò che riempie le strutture ricettive. Fatico a pensare che si parta da Milano per venire alla Notte Bianca sambenedettese. In ogni caso, ben vengano simili manifestazioni. Fanno promozione, sponsorizzano il nostro marchio e intrattengono i turisti che in quel periodo già sono in città».

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