ASCOLI PICENO – «In data 26 aprile 2010, con nota motivata indirizzata al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche ed al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Ascoli Piceno, è stata data formale comunicazione delle dimissioni dei membri del Consiglio d’Istituto, nelle rispettive componenti dei docenti, degli ATA e genitori ».

Questa la premessa delll’interrogazione presentata nello scorso giugno da Amedeo Ciccanti al Minsitero dell’Istruzione, con la quale l’onorevole chiedeva chiarimenti sul forte conflitto tra il corpo docenti, il personale ATA e i rappresentanti dei genitori, e la dirigente della Scuola Media Luciani, accusata di essersi “arroccata su posizioni di totale chiusura al dibattito e, soprattutto, di contrapposizione sprezzante con tutti gli organi collegiali”.

Una situazione che, secondo Ciccanti, non ha avuto riscontri in termini di ispezioni da parte di fuzionari Regionali o Ministeriali, nonstante della vicenda si fosse occupato anche il Consiglio comunale.

La risposta è arrivata dal sottosegretario ministeriale Giuseppe Pizza il quale, riconoscendo lo stato di forte conflittualità interna tra le parti citate, ha spiegato che «il responsabile dell’Ufficio scolastico regionale ha assegnato al dirigente scolastico in parola la sede del liceo scientifico «Orlini» di Ascoli Piceno, per il triennio 1o settembre 2010-31 agosto 2013. Il provvedimento è stato adottato a domanda del medesimo dirigente. La direzione della scuola media «Luciani» è stata affidata, dal 10 settembre 2010, per la durata di tre anni scolastici, ad altro dirigente scolastico.
In data 3 settembre 2010 è stato nominato il commissario straordinario, che rimarrà in carica fino alle elezioni del nuovo Consiglio di Istituto».

Una risposta giudicata insoddisfacente da Ciccanti, poiché «contiene solo una generica valutazione sui rapporti tra il dirigente scolastico e il consiglio di istituto, senza fornire alcun chiarimento circa la contestazione dell’operato della dirigente scolastica in questione, da parte degli organismi collegiali».

«L’interrogazione – continua Ciccanti chiedeva una valutazione specifica dell’attività del dirigente, anche al fine di mettere in luce eventuali omissioni rispetto alle prescrizioni normative vigenti e, in particolare, rispetto alle direttive ministeriali; su tali profili, invece, malgrado l’ispezione ministeriale, la risposta non fornisce chiarimenti. Il cambio di sede – conclude – potrebbe comportare peraltro gli stessi problemi già sorti nel corso del precedente incarico».

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