SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Ritengo che tale atto sia compromesso da evidenti vizi formali e di sostanza». Così il consigliere comunale di Rifondazione Comunista Daniele Primavera in merito alla delibera di giunta approvata il 21 settembre (consultabile fra i documenti allegati) recante gli indirizzi amministrativi per il “dialogo competitivo” che porterà a scegliere la migliore offerta relativa a Grande Opera e Megavariante (e opere pubbliche come nuova piscina comunale, riqualificazione dell’area Ballarin, spostamento della sottostazione ferroviaria di via Piemonte con spostamento dell’elettrodotto di via Bianchi, acquisizione al patrimonio comunale di una parte dell’area Brancadoro per fare un parco pubblico. Oltre che il terreno da girare alla Fondazione Carisap per la sua Grande Opera) .
Afferma Primavera: «In primo luogo, trattandosi di una delibera attuativa degli indirizzi forniti con la “famigerata” delibera 113/2009, contro la quale è stato anche richiesto un referendum consultivo, sarebbe stato necessario rispettare il dettato dell’articolo 6 della stessa delibera, che sancisce (cito dalla delibera 113) “di demandare alla Giunta gli ulteriori adempimenti attuativi, acquisito preventivamente il parere delle competenti commissioni consiliari”; commissioni che, ad oggi, non mi risulta si siano espresse su alcunché».
In secondo luogo, afferma l’esponente di Rifondazione, «la revisione dei confini dell’area interessata dalla variante, imposta dalla delibera di giunta, indipendentemente dalla valutazione di merito che se ne può dare, appare del tutto arbitraria ed illegittima ed espone il Comune a ricorsi di qualunque proprietario che dovesse trovarsi escluso dalle nuove disposizioni e che, a rigor di delibera 113/2009, avrebbe avuto diritto di partecipare con una propria proposta, trovandosi invece escluso. La pianificazione urbanistica, com’è noto, è diretta competenza del consiglio comunale e la giunta, che in questo ambito ha poteri unicamente attuativi, non può in nessun modo correggere gli indirizzi forniti in tal senso dal consiglio comunale. Le decisioni adottate dunque, oltre a essere politicamente disastrose sotto il profilo ambientale, paesaggistico, economico, espongono l’ente a un gravissimo rischio: quello di aprire una nuova stagione di contenziosi che, da un lato, paralizzerebbe le opportunità di ulteriori pianificazioni e, dall’altro, implicherebbe un rilevantissimo danno per il patrimonio pubblico».

Il sindaco Gaspari, giovedì mattina, ha avuto modo di chiarire quanto emerso dalla commissione consiliare convocata sul tema mercoledì pomeriggio: «Noi abbiamo detto che una parte consistente dell’area Brancadoro deve venire al Comune, per realizzare il parco pubblico. Se avessimo i soldi l’avremmo espropriata, ma se vengono da me privati da molto lontano a chiedere informazioni, evidentemente sanno che ci sono ampi margini per poter trattare e discutere. Quindi non è del tutto esatto dire che sono favoriti i privati che possiedono già una parte dell’area Brancadoro. Mica restringiamo il campo solo agli attuali proprietari. E’ evidente che un privato interessato a partecipare al dialogo competitivo può entrare in possesso di una frazione dell’area Brancadoro. Non crediamo ci siano discriminazioni. Tantomeno cementificazioni. La collina, come ribadito più volte, non fa parte del perimetro in cui si potranno concedere diritti edificatori».

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