SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Incentivo alla filiera corta anche nel settore ittico, corsi di formazione per professionalità sempre più rare in città come quelle dei motoristi dei pescherecci, una revisione delle norme sul fermo biologico con tempi omogenei su tutto l’Adriatico e approfonditi studi sull’effettivo ripopolamento degli stock ittici, anche con la presenza di biologi sulle barche. Sono le esigenze manifestate da Assimpesca, associazione sambenedettese aderente a Federpesca, manifestate venerdì mattina in una riunione con l’assessore provinciale Bruno Gabrielli, delegato al porto della giunta Celani. Gabrielli che da parte sua ha assicurato la volontà di creare un tavolo di concertazione provinciale dove far confluire le istanze della marineria e darle compattezza nelle rivendicazioni.

Pietro Merlini, armatore e presidente Assimpesca, affronta così il tema da sempre dibattuto del fermo biologico e delle sue modalità e contraddizioni. «Che non si verifichi più una situazione con San Benedetto che pesca e l’Abruzzo che sta in fermo, e viceversa. San Benedetto, per la tipologia della sua marineria e per le zone di pesca delle sue barche, non può più essere il punto di confine in cui si separano due modalità di fermo biologico. Il fermo dovrebbe avere periodi uniformi in tutto l’Adriatico. Il periodo migliore per il ripopolamento? Lo scelgano i biologi, è il loro mestiere, e la politica li ascolti. Noi pescatori da parte nostra saremmo ben contenti se a bordo venissero dei biologi a certificare le taglie dei pesci, comprendendo che anche con le maglie delle reti più larghe possono rimanere esemplari sottomisura dentro. Ributtarli in mare è inutile perchè spesso sono già morti – continua Merlini – e per una tonnellata presa a bordo ne abbiamo salvato almeno cinque, di tonnellate. Eppure rischiamo multe salate. Ripeto, ci mandino dei biologi a bordo, magari giovani laureati, sarebbe anche una opportunità di lavoro per loro».

Poi c’è il discorso dei corsi di formazione professionale, per i quali l’assessore Gabrielli ha affermato di volerne parlare in giunta provinciale e vedere di trovare canali di finanziamento anche europei. Professionalità come quella dei motoristi di peschereccio sono sempre più rare per colpa del mancato ricambio generazionale. E’ un tema da affrontare, ribadisce il delegato Cisl Pesca, perchè anche così si combatterebbe la disoccupazione giovanile e non.

Nazzareno Torquati, ex assessore alla Pesca della giunta Perazzoli, oggi è molto vicino all’associazione Assimpesca. Riguardo alla commercializzazione del pescato, suggerisce: «La filiera corta sta funzionando in agricoltura, andrebbe mutuata nel settore della pesca. Bisogna anche rivedere il sistema di ingrosso al Mercato Ittico, è antiquato rispetto alle moderne esigenze della grande distribuzione, che chiede acquisti a stock e senza oscillazioni del prezzo. Adottare queste strategie permette alle imprese della pesca di entrare meglio in questi canali commerciali».

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