SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riaprono i dibattimenti a Palazzo di Giustizia con un caso di accuse di lesioni e calunnia a carico di due addetti alla sicurezza in un locale.

La vicenda è nata da un episodio di violenza avvenuto alle prime luci dell’alba nel giugno del 2007 nei pressi di un disco-bar rivierasco. Un giovane venne aggredito alle spalle riportando gravi lesioni al volto e tre anni dopo, il 17 settembre 2010, è arrivato il processo e la sua prima deposizione. Ascoltata l’infermiera che quella notte lo aveva assistito al Pronto Soccorso.

Due gli imputati in questa vicenda: un buttafuori, A.C., accusato di aver sferrato l’attacco alle spalle e M.S., anch’egli buttafuori, querelato per aver agito in difesa del collega calunniando, secondo l’accusa, la parte lesa.

Secondo il ragazzo non ci fu occasione di litigio nè dentro nè fuori dal locale e quel pugno sarebbe potuto rimanere un mistero senza la collaborazione di un testimone.
Assistito dall’avvocato Serena Romandini, il giovane ha ricordato la vicenda percorrendo a ritroso i fatti partendo proprio dall’uscita del locale, fino alla prognosi ospedaliera che diagnosticava zigomo e la mascella fratturata.

All’uscita, ha dichiarato il giovane, ci fu un semplice chiarimento con il personale di sicurezza riguardante la card per le consumazioni. Un episodio però che non avrebbe generato dissapori tra le parti anche se di li a poco il giovane sarebbe stato colpito.

Alle domande degli inquirenti, il giovane ha ripetutamente ribadito che l’aggressione nei suoi confronti sarebbe avvenuta alle spalle e a pochi metri dalla sua vettura, fuori dal locale. Non ha aggiunto altri elementi, lui l’aggressore non l’ha visto compiere il gesto. Eppure un suo amico a suo dire non si sarebbe perso la scena e nemmeno la mano del presunto aggressore che successivamente ha identificato nella figura del buttafuori A.C..

Prognosi di 30 giorni per spostamento della mandibola e frattura dello zigomo. Questo il danno riportato e ricordato anche dall’infermiera che quella mattina all’alba assistì il giovane arrivato d’urgenza con l’ambulanza.
Sono trascorsi diversi anni e la donna pur faticosamente ha ricordato lo stato in cui versava il ragazzo al momento del suo intervento. Era cosciente ma la sua bocca intrisa di sangue.

Il caso verrà ripreso a gennaio.

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