SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una situazione assurda, di cui ci permettiamo di dire che si parla troppo poco in città. Perché è una potenziale bomba ambientale. Parliamo del deposito di rifiuti chimici in via Val Tiberina, un sito praticamente abbandonato visto che la società che lo gestiva, “La piattaforma ecologica”, è fallita. Ne abbiamo parlato con una inchiesta in tre puntate questa estate, torniamo a parlarne per dare conto di quanto ci riferisce l’assessore all’Ambiente del Comune, Paolo Canducci.
«Per prima cosa vorrei rivolgermi alla Provincia di Ascoli – ci ha dichiarato più volte l’esponente dei Verdi nei nostri incontri sulla vicenda – quel sito non è una discarica abusiva ma un deposito autorizzato proprio dalla Provincia. Ora il problema è anche loro, perciò evitino di mancare alle Conferenze dei Servizi dove si discute del problema»,
Canducci spiega nel dettaglio che la fideiussione presentata come garanzia a suo tempo da “La piattaforma ecologica” era proporzionale alla quantità di rifiuti presenti nel deposito. Poi un accertamento del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, riferisce Canducci, avrebbe verificato che la quantità di rifiuti abbancati era molto maggiore. Di conseguenza sarebbe servita una garanzia economica maggiore (585 mila euro invece della polizza pre esistente di 70mila euro), la Provincia la richiese ma nel frattempo la ditta fallì. Prima del fallimento, Palazzo San Filippo revocò l’autorizzazione al deposito.
La conclusione dell’assessore? «Ho seri dubbi sul fatto che ora sia competenza del sindaco far rimuovere quei rifiuti». Tanto è che di recente il giudice fallimentare che segue la vicenda della ditta ha proposto al sindaco Gaspari di fungere da custode giudiziario del sito. «Ha rifiutato, perché è competenza della Provincia» ribadisce Canducci.
Dopo le ordinanze con cui il Comune imponeva la messa in sicurezza del deposito (i rifiuti si trovano all’aria aperta, esposti alle intemperie) e la caratterizzazione esatta dei rifiuti, il 28 luglio in municipio si tiene una conferenza dei servizi per vedere il da farsi. L’Arpam e la Provincia mancano, l’Asur pure, i Vigili del Fuoco no. Vigili del Fuoco che ora stanno seguendo direttamente la situazione del deposito, dove il rischio incendio (con conseguenze impattanti, trattandosi di materiali chimici) è presente e reale e certificato.
Tengono sotto controllo la situazione, riferisce Canducci, ma sembra proprio che il responsabile per la sicurezza del sito debba essere il curatore fallimentare. Che però ha più volte affermato di non disporre di un euro.
Tanti gli enti coinvolti, ma il Comune è giocoforza in prima linea. Deve esserlo. Polizia Municipale e uffici tecnici sono risaliti agli anelli della catena societaria dietro a La Piattaforma Ecologica. Le affermazioni di Canducci sono queste: «Abbiamo segnalato alla Procura che siamo di fronte a una catena di scatole cinesi, ma che le società madri sono ancora attive. Abbiamo consegnato tutti i documenti in nostro possesso al magistrato, non è giusto che un privato abbia avuto ricavi da quel deposito e ora se ne lavi le mani lasciando che a pagare per lo smaltimento dei rifiuti siano i cittadini».

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