SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sfuma il sogno di Elisa Spina, e si torna a parlare di Miss Italia in termini polemici o di rimpianto. Le posizioni in reciproca dialettica sono arcinote: per qualcuno ospitare le preselezioni a San Benedetto era una sorta di Eden turistico, per altri invece era qualcosa di rinunciabile, se non un simbolo della mercificazione del corpo femminile.

E una intervista all’assessore provinciale al Turismo Bruno Gabrielli, apparsa sul nostro settimanale Riviera Oggi in edicola da martedì, ricrea sale sulla ferita polemica. Gabrielli aveva infatti dichiarato al nostro Massimo Falcioni: «Ho sempre stimato l’iniziativa, chi mi conosce lo sa. Il veto su Miss Italia a San Benedetto fu al contrario lanciato dall’attuale maggioranza che nel 2007 bocciò tali selezioni perchè le riteneva una sorta di mercificazione del corpo della donna. Non hanno mai compreso il reale valore della manifestazione che in periodo di bassa stagione garantiva circa tremila presenze in una sola settimana. Certamente sarebbe nelle nostre volontà tornare a ragionare su un possibile ritorno a San Benedetto delle pre-finali».

Arriva immediata la replica dell’assessore comunale al Turismo, Domenico Mozzoni: «Quella manifestazione fu voluta e realizzata dapprima dall’amministrazione guidata da Paolo Perazzoli. Negli anni 2003, 2004 e 2005 il Comune di San Benedetto aveva la possibilità di esercitare un diritto di opzione sul mantenimento delle semifinali di Miss Italia, per un costo di 200 mila euro all’anno. Tre anni sono un periodo di tempo considerevole, durante il quale, però, nessuno dell’Amministrazione Martinelli mosse un dito per mantenere a San Benedetto la manifestazione, neppure l’allora assessore al Turismo Bruno Gabrielli, il quale preferì organizzare mostre come “L’uomo la pietra e i metalli”, costate alla collettività centinaia di migliaia di euro e quasi il fallimento del Consorzio Turistico “Riviera delle Palme”. Concretamente fu il commissario straordinario a non rinnovare la convenzione, ma in coerenza con un andazzo durato ben tre anni».

«Della “distrazione” di San Benedetto – continua Mozzoni – approfittò Jesolo che insieme alla Regione Veneto ottenne le semifinali di Miss Italia e altre iniziative Rai. Ma dopo il danno, ora siamo di fronte alla beffa di chi lancia il cuore oltre l’ostacolo, non tenendo conto dei contratti già stipulati per i prossimi anni, e quindi del costo per un ritorno di Miss Italia in Riviera, tra penali e costi effettivi».
Insomma, per Mozzoni sarebbe un annuncio senza basi, quello di Gabrielli. Che comunque nell’intervista a noi rilasciata ci pareva parlare più che altro a titolo ipotetico, di mera chiacchierata.
E del resto, va detto, seppur Miss Italia a San Benedetto giunse con l’amministrazione Perazzoli, la mozione che dava l’indirizzo politico di “evitare” gare di bellezza femminile pagate dal Comune a San Benedetto c’è stata. E l’ha fatta il centrosinistra. Che poi la giunta Martinelli non seppe “tenere” le Miss in Riviera è altro discorso. Ma sono due piani diversi. Perchè tanta acredine polemica fra i due poli? Forse è il clima elettorale che si sta avvicinando. E si sente. Non c’è bellezza di Miss che lo addolcisca.

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