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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutti ne parlano come un momento storico per le sorti della Riserva naturale della Sentina: parte l’iter del progetto di recupero della zona umida costiera, i famosi “laghetti” annullati dalle bonifiche e soprattutto dalla discarica di materiali inerti edilizi negli anni ’80.

Avendo vinto il bando europeo Life Plus nel 2009, il finanziamento comunitario per i lavori (durata prevista 30 mesi) ammonta a 559mila euro. La metà esatta della somma totale necessaria per ricreare due stagni, uno di acqua dolce e uno di acqua salmastra, nella zona sud est della Sentina. Uno di 20mila metri quadri, l’altro più vicino alla foce del Tronto di 18mila metri quadri (i perimetri rispettivi saranno di 700 e 800 metri, bassissima la profondità, circa mezzo metro).

Il progetto riceverà anche finanziamenti dal Comune di San Benedetto, dalla Regione attraverso i fondi dati alla Riserva (che è appunto istituita da una legge regionale) e in piccola parte (25mila euro) dal Comune di Ascoli, proprietario al settanta per cento dei terreni della Sentina in virtù di un lascito testamentario. Ma l’importanza della presenza del Comune di Ascoli fra i partner del progetto, spiegano il presidente della Riserva Pietro D’Angelo e il sindaco Gaspari, si è esplicata nel momento di presentare domanda per il finanziamento europeo, in quanto ha dato l’aspetto di un progetto di valenza non solamente locale.

Oltre a ripristinare i “laghetti”, saranno realizzati sentieri in legno, passerelle in legno, capanni per il bird-watching. Saranno reintrodotte quattro specie vegetali estinte e tipiche delle aree umide adriatiche, sarà reintrodotta la tartaruga palustre italiana. E poi attività di educazione ambientale e turismo sostenibile.

Grazie ad altri fondi europei di un diverso bando, il casolare originario del sedicesimo secolo “Torre del Porto” sarà restaurato eliminando le superfetazioni architettoniche.

Infine, una precisazione per evitare inutili allarmismi. Il ripristino delle zone umide non favorirà la crescita delle zanzare. Lo ha spiegato chiaramente il presidente della Riserva Pietro D’Angelo, assieme al consulente della Riserva Stefano Chelli. «Secondo tutti gli studi idrogeologi, quando si ripristina un equilibrio ecologico pre esistente, il problema delle zanzare è sempre diminuito. Un sistema ecologico complesso contiene i competitori biologici delle zanzare, che fra l’altro hanno un raggio di attività di cento metri dal luogo dove nascono. Quindi sfatiamo un mito. Le zanzare che infestano d’estate il centro urbano di Porto d’Ascoli non vengono dalla Sentina, ma spesso nascono da pozze d’acqua nelle aree verdi o magari nei portavasi sui balconi delle case».

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