Dal n.837 di Riviera Oggi, in edicola

I dati ufficiali sono ancora lontani dal poter essere consultati, tuttavia con la stagione estiva oramai alle spalle è comunque possibile cominciare a tirare le somme di questo 2010. Bilanci puramente soggettivi, dettati da sensazioni ed impressioni di albergatori acquavivani che Riviera Oggi ha deciso di interpellare ciclicamente, partendo in questo primo numero invernale da Luigi Torquati, proprietario dell’Hotel “Il Grillo”. Giudizi non entusiastici, ma tutto sommato nemmeno tragici

«visto anche il tempo che per molti giorni ci è stato avverso. Va comunque fatto notare come il cliente oggi prediliga le soste brevi, piuttosto che i soggiorni di tre-quattro settimane. Quest’ultimi non sono mancati, ma al 90% si è trattato di vacanzieri che si sono fermati per poco, nonostante venissero da lunghi viaggi».

Crede che dipenda dalla crisi economica?

«Probabilmente, ma penso che allo stesso tempo siano mutate le caratteristiche dello svago. Ci si sposta più spesso e di conseguenza si abbassano i giorni di permanenza. Detto questo non posso però negare che il clima pesante riferito alla recessione si respira ancora: si spende di meno, si predilige la mezza pensione, addirittura a tavola comitive di dieci persone ordinano per cinque-otto. Sono segni di sofferenza evidenti».

Ma minori rispetto al passato…

«Il 2008 e il 2009 furono più critici, oggi ci siamo stabilizzati, nonostante le cifre siano differenti da quelle che snocciolavamo dieci anni fa».

E che tipo di clientela ha avuto?

«Capita che figli, nipoti di turisti storici tornino da parecchi anni. Insomma, tanti habituè e qualche nuovo. Ci basiamo sul “passaparola”. Le persone non si spostano più senza sapere cosa trovano. Succedeva una volta che qualcuno arrivasse in un paese e si informasse sugli hotel. Adesso si sa tutto fin dalla partenza».

Come giudica gli eventi offerti da Acquaviva in questi mesi?

«Purtroppo sono stati pochi e non significativi. La Sagra delle lumache ad esempio non rappresenta le tipicità territoriali. Chi soggiornava da noi non ha mai chiesto informazioni a proposito, non erano attratti».

C’è una manifestazione che non viene più proposta e che rimpiange?

«Certamente. “Acquaviva nei fumetti” è stata una grave perdita per noi a livello di flusso turistico e di visibilità a livello nazionale, ma anche internazionale. In quella settimana il paese si riempiva e aveva un buon risalto sulla stampa. E quando si parla positivamente di una realtà piccola come la nostra è sempre un bene. Andava tutelata».

Sponsalia invece?

«E’ un appuntamento tradizionale. Molte volte è successo che portassi i miei clienti alle serate in programma. Ma la rievocazione non arricchisce il circuito commerciale locale. Ristoranti e alberghi non ne beneficiano».

Che voto dà dunque al lavoro di Pro Loco e amministrazione comunale?

«Sono stato presidente della Pro Loco per quattro anni e conosco bene i problemi presenti. Più di tanto non mi pare possa fare, i mezzi sono quelli che sono. Mi chiedo però che senso abbiano tutte queste deleghe attribuite all’associazione. Non vorrei fossero solamente uno scarico di responsabilità, anziché un reale riconoscimento. Se criticassi il lavoro della Spaccasassi sarei un irresponsabile. Ci sono dei volontari che lavorano tanto e per pochi euro, ma molti sono stati i clienti che non sono riusciti a ricevere informazioni su ciò che proponeva il paese. Riguardo al Comune, un mio parere non sarebbe obiettivo. Potrebbe apparire come un pensiero dettato dalla rivalità politica».

Perché, secondo lei, un turista sceglie Acquaviva? Non pensa che alla base ci sia prevalentemente la volontà di risparmiare?

«Di sicuro è uno dei motivi. Poi c’è pure il desiderio di stare lontani da frastuoni, ferrovie, autostrade. Qui si riposa bene e chi viene qui vuole quello».

Dormire bene di notte, ma andare altrove di giorno.

«Ad essere onesti sì. Quassù si mangia e beve bene, ma nulla più. Non c’è un colpevole, è normale quando si è vicini a San Benedetto o Grottammare. Comunque continuo a ripetere che la Fortezza potrebbe essere valorizzata. Non ci si dovrebbe limitare al mero giro della struttura di pochi minuti per incassare tre euro. In questo modo ai visitatori non resta impresso nulla e difficilmente tornano l’anno seguente».

Da parte dei turisti ha ricevuto lamentele?

«Parecchia gente tornando in hotel mi diceva di essere stata ad Acquaviva dopo cena e di aver trovato tutto buio e chiuso. Magari dei negozi aperti e una maggiore animazione avrebbero cambiato le cose. I clienti non erano soddisfatti e mi dispiace».

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