ASCOLI PICENO –  «Veniamo mortificati perché non siamo uniti: recuperiamo la nostra dignità». Con queste parole alcuni docenti hanno dato vita al Coordinamento precari scuola “8 settembre”, durante un’assemblea spontanea che ha interrotto per qualche minuto i lavori per le convocazioni dei precari della provincia.

Mercoledì 8 settembre erano oltre 200 gli insegnanti precari ammassati per una giornata intera in un corridoio della Scuola Media Ceci di Ascoli Piceno a sperare in quei pochi, pochissimi posti rimasti disponibili dopo i tagli alla scuola, in una situazione surreale e assolutamente indecorosa, quando alcuni di loro, per la seconda volta in due giorni di convocazioni, hanno cercato di organizzarsi in un’assemblea e in un presidio di protesta permanente.

Alla presenza dei rappresentanti dei sindacati, che hanno appoggiato l’iniziativa, gli insegnanti hanno discusso sui tagli dell’ultima riforma scolastica e sulle azioni comuni da compiere per farsi sentire: «Siamo sotto attacco perché considerati nullità, anzi parassiti dello Stato: dobbiamo difenderci e l’unica soluzione è coordinarci tra noi ascolani e collegarci con tutti gli altri precari italiani della scuola, per fare gesti simbolici che spostino l’attenzione sulla nostra condizione. Il coordinamento “8 settembre” sancirà l’inizio della nostra resistenza», dice un professore, poi continuando: «Non dobbiamo pensare solo a noi stessi, anche se capisco che non è facile ottenere la collaborazione di tutti i precari della scuola, dato che ci stanno tirando il collo e ricattando, ma abbiamo un obbligo perfino morale rispetto a chi la cattedra non ce l’avrà quest’anno oppure l’anno prossimo».

Sulla riforma del ministro Gelmini, ecco cosa ci dice un altro docente: «I tagli indiscriminati alla scuola non sono una soluzione alla crisi: aumentano solo la disoccupazione intellettuale abbassando il servizio che possiamo dare agli studenti, e non è di certo colpendo l’istruzione che si risolve la crisi»,  e riguardo il decreto “salva-precari”: «Non è altro che un contentino populista che sancisce la nostra condanna, e tra l’altro è incostituzionale».

Una professoressa invece dice: «Ci vorrebbe una mobilitazione sociale che veda impegnati anche studenti e genitori, perché i ragazzi, come noi, sono trattati come carne da macello da questa riforma che non è formativa né didattica, ma solo economica, non tenendo conto delle esigenze della scuola italiana: come si possono, ad esempio, far crescere alunni riuniti in classi da 30?».

La protesta nasce nello stesso giorno dell’uscita dei risultati di uno studio dell’Ocse che posiziona l’Italia penultima tra i paesi occidentali (davanti solo alla Slovacchia) per percentuale del Prodotto Interno Lordo spesa nell’istruzione ed in un contesto, quello degli istituti ascolani, che vede tagli in due anni per 740 posti tra insegnanti e personale scolastico.

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