ASCOLI PICENO – Un rientro al lavoro impegnativo per l’amministrazione comunale di Ascoli, in particolare per il sindaco Guido Castelli e l’assessore ai servizi sociali Donatella Ferretti.  Si è tenuto infatti il 31 agosto un incontro  con le  parti sociali  in merito alle sorti della comunità socio-educativa-riabilitativa “La mia casa” sita in via Galiè, negli ex edifici della scuola elementare di Borgo Solestà, ed  è stato stabilito di avviare un confronto tempestivo e sistematico tra sindacati e amministrazione comunale in vista della redazione del bilancio 2011.

La struttura, che  fa parte della tipologia Coser, è stata attivata in via sperimentale nel marzo 2009, ed ha garantito  una soluzione residenziale sostitutiva per tutti gli utenti che, entro i 65 anni,  presentino delle disabilità fisiche alle quali i familiari non possono venire incontro. Oltre che nelle quotidiane attività di tutti i giorni, gli utenti vengono affiancati e sostenuti da personale competente, nello sviluppo di un’autonomia personale, nello scambio relazionale e integrazione con il contesto.

La struttura ha avuto in media la presenza costante di cinque ospiti, quattro dei quali permanenti, e uno temporaneo, nonostante le potenzialità della stessa prevedano la possibilità di almeno nove inserimenti, due dei quali predisposti principalmente al servizio “autismo”.

Il servizio offerto fino ad oggi è stato di altissima qualità ma, a seguito della delibera regionale numero 449 del marzo 2010 che fissa un tetto massimo, prima non previsto, per il cofinanziamento della regione, riducendo il contributo e lasciando agli enti locali la maggior parte degli oneri, sono emerse oggettive difficoltà a sostenere i costi del servizio.

«La volontà dell’amministrazione comunale – ha dichiarato Castelli – è quella di preservare quanto più possibile i livelli del welfare cittadino, ma le riduzioni di spesa che si ventilano da parte della Regione destano più di una preoccupazione».

Ma la “preoccupazione” di cui parla il sindaco coinvolge più che altro gli utenti e gli operatori del centro: fino a questo momento infatti  i costi dell’utente venivano divisi proporzionalmente al 25% tra Regione, Comune, Asur e utente stesso. Venendo meno una parte del contributo regionale, il Comune si trova necessariamente a dover ridurre il servizio, tagliando su quelli che sono i costi fissi della struttura, con il conseguente licenziamento di due figure, e soprattutto con l’inevitabile peggioramento del servizio assistenziale che ridurrà da tre a due le figure degli educatori e OSA presenti durante le attività giornaliere.

Intanto si sono  svolti colloqui e confronti con l’Asur e il servizio Umea, nonché con la Cooperativa Sociale Pagefha, nella persona di Augusto Eugeni, gestore della struttura,  per individuare possibili soluzioni.

«E’ nostra intenzione – ha dichiarato l’assessore Donatella Ferretti – avviare un confronto con la regione e l’Asur per concordare le modalità di un maggiore contributo da parte dei nostri partner. Si rende necessaria, infatti, una progettualità comune che vogliamo estendere anche agli istituti di credito e alle fondazioni di riferimento. Riteniamo che solo un patto territoriale di ampio raggio possa aiutarci a far fronte alla difficoltà  che la riduzione del contributo regionale ci ha posto».

Nonostante le promesse e gli sforzi da parte dell’amministrazione, quello che non è chiaro, tuttavia,  è come mai un servizio così importante, che è stato cavallo di battaglia dell’attuale giunta nella progettualità per il sociale, durante la campagna elettorale del 2009, sia poi diventato così “impopolare”, al punto che gli stessi medici di base non siano informati sull’esistenza e sulle potenzialità della struttura, e che dal Comune stesso (che regola, insieme all’Asur gli ingressi)  non sia stato mai “proposto” nessun ingresso per permettere al centro di lavorare a pieno ritmo, e in questo caso, di non ridurre la qualità del servizio e il personale .

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 269 volte, 1 oggi)