SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Filiera corta e prodotti ittici locali pescati dalle volanti e dalle lampare, qualità del pesce azzurro da scoprire e far riscoprire dopo la paranoica bufera in un bicchier d’acqua dell’anisakis, promozione e immagine del territorio piceno. Tutto questo, nell’iniziativa “Ristoro al Porto” presso il capannone di via Pigafetta, a nord dello scalo marittimo sambenedettese.

Chiuderà i battenti sabato 28 agosto e durante le tre settimane della manifestazione, pensata dalla Cooperativa Blu Service e realizzata grazie alla stretta collaborazione di tutti i soci e della Cooperativa dei produttori di pesce azzurro Tronto Pesca, sono state moltissime le persone a sfidare la fila pur di gustare prelibati piatti a base di alici, sgombro, cozze e vongole cucinate da chef esperti. Prezzi popolari, dieci euro per una cena completa che fa scoprire ai consumatori che con ancora meno euro, in pescheria, si possono acquistare prodotti locali e sani.
Poi c’è anche il recupero di un’area finora borderline, quella dei capannoni a nord del porto. Il capannone che ospita le serate, con una zona che si affaccia direttamente sulla spiaggetta a nord del porto, è di proprietà demaniale e, come afferma il vice comandante della Capitaneria di Porto Angelo Tosti:  “Questo manufatto è di proprietà dello Stato, è stato rilevato in concessione dalla cooperativa che vuole rivalutare questo ambiente. Nasce per il trattamento e la lavorazione del pesce azzurro, in passato ospitava anche vasche di stabulazione dei mitili, ora la cooperativa sta facendo un’attività di recupero. Questa iniziativa è finalizzata al rilancio dell’apprezzamento del pesce azzurro, quindi una finalità vicina allo scopo primario dell’edificio e della concessione”.

L’evento è riuscito a catalizzare l’attenzione di turisti e persone provenienti da tutta la provincia Picena, dalla Regione e dal vicino Abruzzo. Ogni sera secondo gli organizzatori sono transitate nel selfservice una media di circa 500/600 persone con serate che hanno sfiorato punte di 1000 persone.

“Inoltre siamo sicuri che l’abbinamento, in un menù unico, delle tipicità del mare con i prodotti dell’entroterra abbia fatto la differenza”, parla così Giulio Luciani, consulente esterno di Blu Service. Il vicepresidente della Provincia Pasqualino Piunti, invece, parla di azione turistica che rientra pienamente nell’idea marketing “Piceno l’Italia che non ti aspetti”.

Facebook e il classico passaparola hanno rappresentato le principali vie di promozione di un evento che quest’anno non ha beneficiato di nessun contributo pubblico.

Ancora Luciani e il presidente della cooperativa Gilberto Scarpantoni: “Crediamo di non aver fatto danno e torto a nessuno, in primis agli esercenti, se la fila è lunga si va al primo ristorante che si trova, poi copriamo una utenza che non si potrebbe permettere una cena al ristorante di pesce”.

L’obiettivo dichiarato degli organizzatori è l’ormai tipico self service nel porto di Fano, gestito da una cooperativa di pescatori. Un esempio incoraggiato anche dalla visita a San Benedetto di Giacomo Gaspari della Confcooperative. “Auguriamo all’iniziativa lo stesso successo di Fano, 30 anni, 150 mila pasti all’anno, aperto da aprile a ottobre”.

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